lunedì, Settembre 21, 2020
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Apocalisse in breve. Laodicea (seconda parte)

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – “Io conosco le tue opere: tu non sei né freddo né fervente. Oh, fossi tu pur freddo o fervente! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente io ti vomiterò dalla mia bocca. Tu dici: ‘Sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di niente!’ Tu non sai, invece, che sei infelice fra tutti, miserabile, povero, cieco e nudo” (Ap 3:15-17).

La chiesa di Laodicea si presenta agli occhi di Cristo né atea né zelante, ma tiepida, ovvero insensibile. Pertanto,“contrariamente alle sue abitudini, il Signore non dice una parola sulle opere di Laodicea. Non si ha il benché minimo elogio. Gesù immediatamente mette il dito sulla piaga, che non è di ordine dottrinale, né ecclesiastico, ma solo di natura spirituale: la tiepidezza e l’autosufficienza” (Jean Zurcher, Il Cristo dell’Apocalisse, p. 57).

Un dato che intimorisce è la sua presunzione di essere ricca, quando in realtà è avvolta da una profonda povertà spirituale. Si vanta della sua eleganza, ma va in giro nuda e, cosa peggiore, è cieca, non si rende conto della sua nudità spirituale. Ecco allora il consiglio di acquistare dell’oro provato col fuoco (Ap 3:18), di acquistare in fretta degli abiti per coprirsi e del collirio per tornare a veder con trasparenza la propria condizione spirituale.

Dunque, tutte le ricchezze di Laodicea (l’oro, i vestiti, il collirio), tutto ciò che essa credeva di possedere in abbondanza e qualità, si dimostrano inutili. La ragione di questa aberrazione è semplice. É contenuta nel consiglio finale che proclama: “Compra da me” (v.18). La ricchezza di questi cristiani dell’ultima ora è vana e falsa, perché non proviene da Dio. La situazione è tanto più tragica perché essi non sanno nulla e si credono ricchi. Qui è messa alla berlina l’intera mentalità. Si possono riconoscere i sintomi della nostra società umanistica e laica dalla quale Dio è escluso.

L’oro “purificato dal fuoco” è simbolo della fede operante per mezzo dell’amore (1Pietro 1:17; Giacomo 2:5; Galati 5:6). Le “vesti bianche” sono il simbolo della giustizia di Cristo accordata a ogni peccatore pentito, affinché sia vestito e “non appaia la vergogna della tua nudità” (Zaccaria 3). Senza questo abito nessuno può essere ammesso al banchetto delle nozze dell’Agnello (Matteo  22:11-14). Per questo è scritto: “Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città!” (Ap 22:14). Infine, per guarire i Laodicesi della loro cecità spirituale, Gesù propone un collirio particolare affinché vedano. Si tratta di curare le cataratte spirituali e ciò è possibile solo grazie all’unzione dello Spirito Santo, il collirio celeste.

Infine, contrariamente alla porta aperta della chiesa di Filadelfia, la porta di Laodicea è chiusa. Questa deve essere aperta quaggiù, dalla parte rivolta verso di noi: “se qualcuno apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me…”. Questa richiesta di Dio, ad aprire la porta del nostro cuore, conclude il lungo appello per una presa di coscienza e un cambiamento che coinvolga ogni aspetto della vita.

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