Luigi Caratelli – Lo tenni d’occhio per tutta la durata della conferenza: controllavo le sue reazioni ed ero curioso di sapere che cosa pensasse di quanto andavo esponendo.

La riunione era stata organizzata per la chiesa locale, ma le persone erano così entusiaste che vollero portare anche alcuni loro amici di fede diversa. Parlavo della profezia del profeta Daniele, detta delle “Settanta Settimane”: roba tosta per alcuni; per altri addirittura soggetto inutile.

Terminai la mia esposizione e gettai un ultimo sguardo in direzione dell’amico dei membri di chiesa: un medico, abituato senz’altro al ragionamento analitico. Sarebbe rimasto scioccato e irritato da quanto sentito? Ci avrebbe considerati dei marziani, o degli esaltati?

Vidi invece che aveva gli occhi lucidi dalla commozione e, dopo aver alzato la testa al cielo, lo sentii esclamare sottovoce: “Ma è meraviglioso!”.

Il messaggio era stato colto nell’essenza: la profezia delle “Settanta Settimane” racchiudeva un che di “meraviglioso”. Quel groviglio di date e simboli, quella “roba tosta”, era non solo comprensibile ai non “addetti ai lavori”, ma suscitava addirittura entusiastico interesse.

Gianluca Marletta, giornalista e scrittore cattolico, nel suo blog l’ha definita “affascinante” e “sconcertante”. Lo scrittore Vittorio Messori l’ha ritenuta centrale nel suo libro Ipotesi su Gesù. Il pastore avventista Adelio Pellegrini la definisce “Il cardine della storia”, nel suo ponderoso volume Quando la profezia diventa storia.

Neppure Stephen King ha mai potuto pensare a un intreccio di eventi tanto affascinante; nessun giallo, neppure quelli di autore, può gareggiare con l’alone di profondo mistero che essa promana.

Perché essa è così importante? E perché attira così tanti commenti entusiasti?

È l’unica profezia conosciuta che descrive dettagliatamente la figura dell’unico vero Messia e il tempo in cui esso sarebbe dovuto apparire nella storia dell’umanità.

In questo preciso momento storico, in diversi ambiti religiosi, si attende la venuta di un messia. Gli islamici attendono il Mahadi, gli ebrei il Mashiah, i cristiani Gesù Cristo, i credenti delle mitologie nordiche aspettano Balder, il dio solare; analogamente attendono il loro salvatore, il Saoshiant, i fedeli zoroastriani; una filosofia quale quella del Buddismo, benché refrattaria ad ogni tipo di speculazione teologica, propone la comparsa del Maitreya; perfino gli adepti dei vari culti ufologici ci assicurano che sta per arrivare sulla terra il loro messia, il capo delle milizie cosmiche, Ashtar Sheran. Dal canto suo, la Bibbia annuncia in ogni sua pagina la venuta del Messia nella persona di Gesù di Nazareth. A chi dare ragione?

È proprio la profezia delle “Settanta Settimane”, contenuta nel libro del profeta Daniele, che può indicare il vero Messia a quanti lo aspettano?

Hanno creduto…
L’angelo che porta la visione delle “Settanta Settimane” a Daniele è lo stesso che annuncerà a Maria la nascita del Salvatore: è Gabriele.

Il Signore invia Gabriele a Daniele per annunciare, con 490 anni di anticipo, il Messia Salvatore. Lo stesso Gabriele completerà la sua opera annunciando a Maria la nascita di Gesù: il Salvatore atteso. A quell’appuntamento giunsero anche dei Magi pagani.

Di questi personaggi – i Magi –  che visitarono Gesù alla sua nascita, abbiamo un accenno nel libro di Marco Polo, Il Milione. Dove si dice che: “Gli abitanti del castello di Ataperistan, in Persia, raccontano che anticamente tre re di quella contrada andarono ad adorare un profeta che era nato, e portarono tre offerte: oro, perché sapevano che era signore terreno, incenso, perché sapevano che era Iddio, mirra, perché sapevano che era eternale”.

In realtà, il Vangelo non dice nulla sul numero di essi. Si fa cenno al numero di tre persone nelle fonti apocrife, ma, come giustamente osserva l’antropologo Massimo Centini: “Le testimonianze letterarie apocrife, per quanto interessanti… sono spesso frutto di errate redazioni, prodotte anche in malafede da autori intenzionati ad avallare le loro visioni apologetiche”.1

Dice qualcosa di preciso, invece, il professor Moiraghi affermando che: “La prima testimonianza storica che si colleghi in qualche modo ai magi e alle loro vicissitudini in connessione con una stella fu la frase attribuita a Balaam, nell’Antico Testamento”.2

Si fa qui riferimento a un profeta del popolo di Israele che, passato al soldo del nemico, quindi una sorta di rinnegato, è chiamato a maledire il suo stesso popolo. Dio non glielo permette. Anzi, riuscirà soltanto ad annunciare, contro ogni sua intenzione, con una profezia, la venuta del Messia: “Così dice Balaam, figliuolo di Beor… lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro s’eleva da Israele” (Numeri 24:15-17).

Secondo i riferimenti storici, la profezia di Balaam fu probabilmente trasmessa ai re di Assiria e, successivamente, ai re persiani. I Magi provenivano proprio dal territorio a nord del Golfo Persico, ove oggi si trovano Iran e Afghanistan.

Dei Magi, Ellen G. White scrive: “Questi uomini erano dei filosofi. Appartenevano a una classe influente e numerosa, composta in buon numero di nobili, di ricchi e di sapienti. Desiderando una conoscenza più completa, si rivolsero agli scritti ebraici. Nel loro paese si conservavano gelosamente gli scritti profetici che annunciavano la venuta di un maestro divino. Balaam era nel numero dei magi”. E aggiunge: “Al di fuori del popolo d’Israele, degli uomini avevano predetto la venuta di un Maestro divino… I loro annunci profetici avevano acceso la speranza nel cuore di migliaia di Gentili… Alcuni di quelli che gli ebrei chiamavano pagani comprendevano meglio di certi maestri d’Israele le profezie della Scrittura su tale venuta… Dio ha avuto sempre in ogni generazione i suoi fedeli rappresentanti… Anche fra i pagani”.3

Non tutti i magi erano persone rette, ma molti sì. “I savi che si recarono da Gesù”, conclude E. G. White, “appartenevano a questo secondo gruppo. La luce divina ha sempre brillato fra le tenebre del paganesimo. Questi savi, scrutando attentamente il cielo per scoprirvi i misteri nascosti nelle sue vie luminose, scorsero la gloria del Creatore. La notte in cui la gloria di Dio aveva inondato le colline di Betlemme, i magi avevano scorto nel cielo una luce misteriosa… Consultarono sacerdoti e filosofi, ed esaminando le antiche pergamene, trovarono che Balaam aveva dichiarato ‘Un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro s’eleva da Israele’. Forse quella strana stella era stata mandata per annunciare loro la venuta di colui che era stato promesso?”.4

… alla stella
Le fonti siriache, riguardanti la profezia di Balaam, erano state recuperate in epoca medievale e citavano il Monte Vittoriale, caro alla religione zoroastriana, dove risiedevano dodici sapienti esperti di astrologia (magusei), che osservavano a turno il cielo per essere pronti a segnalare la comparsa della stella profetizzata da Balaam.

La stella apparve.

Ma essa non riguardava una congiunzione di pianeti, come ipotizzato da alcuni studiosi, poiché aveva un comportamento anomalo, rispetto a quello di una stella fissa. Dice ancora Ellen G. White al riguardo: “La notte in cui la gloria di Dio aveva inondato le colline di Betlemme, i magi avevano scorto nel cielo una luce misteriosa. Essa aveva poi lasciato il posto a una stella luminosa che si spostava lentamente nel cielo. Non era una stella fissa o un pianeta… Quei savi non sapevano che quella stella era formata da una schiera di angeli risplendenti, però avvertirono che essa aveva per loro una grande importanza”.5

Infatti i vangeli dicono che la strana stella “andava davanti” ai Magi, muovendosi nel cielo; quindi si “fermava”; poi “riprendeva il suo cammino” nel cielo: strano comportamento per una stella fissa o una congiunzione di pianeti.

La spiegazione, che avvalora la tesi di E. G. White, può essere trovata nel vangelo di Luca (2:8-12), ove è detto che un solo angelo, apparso ai pastori per annunciare la nascita di Cristo, diffuse intorno ad essi una luce irresistibile che li intimorì: un solo angelo. La stella di cui parla E. G. White doveva essere formata da una folta schiera di esseri celesti.

Anche nel Vangelo dell’Infanzia Armeno è detto che la stella: “era più splendente della luce del sole e delle stelle che sono in cielo, perché infatti non sarà una stella, ma un angelo di Dio” (14,2). Nel Vangelo dell’Infanzia Arabo-Siriaco si dice che la stella era: “un angelo, sotto forma di quella stella che prima era stata la loro (dei Magi) guida nel viaggio” (7,1).

Pure Origene al riguardo scrive che la stella di Betlemme, citata da Matteo, era “una potenza (dynamis) in aspetto di stella”. Ma la parola dynamis era un temine adottato anche per indicare gli angeli, come risulta confermato da numerosi Padri della Chiesa. Per san Tommaso si trattò dello Spirito Santo, altri “dicono che l’angelo apparso ai pastori in aspetto umano, apparve ai Magi sotto l’aspetto di una stella creata de novo… che si muoveva secondo uno speciale volere di Dio”.6

Il professor Centini conclude che: “… quell’evento luminoso… era il segno della vittoria della luce sulle tenebre, che i Magi pagani ufficializzarono con il riconoscimento tributato al Messia… risulta ancora più evidente la difficoltà di collocare la ‘sua stella’ nell’ambito di sistemi stellari, mentre se ne consolida piuttosto il ruolo profetico nell’itinerario di salvezza”.7

Una luce per tutti
Si può concludere ritornando, per un ultimo accenno, alla profezia delle Settanta Settimane. Questa era stata data a Daniele dall’angelo mentre il profeta si trovava esule a Babilonia, a seguito della deportazione fatta dal re di Babilonia, Nabucodonosor. Gli ebrei erano stati dispersi nello stesso modo circa cento anni prima, quando, nel 721 a.C., gli eserciti assiri distrussero il regno di Israele e dispersero gli israeliti in ogni canto della terra, persino in Tibet.

Il re assiro Sargon deportò circa 27.000 persone, e questi esuli formarono delle colonie in Persia, in Bactriana, in India e anche in Cina. Lo storico Strabone ci informa che gli ebrei “erano sparsi dappertutto”, e in quei luoghi “potentemente stabiliti”.

Fabre d’Envieu afferma che: “La dispersione degli ebrei divenne fermento attivo di nuove creazioni religiose nell’Asia orientale. Fu allora che presso i Medo-Persiani, presso gli indiani, presso i cinesi, si levarono dei riformatori che presero a prestito quei dogmi, quei precetti della Bibbia e che fondarono, con i loro culti nazionali, delle concezioni proprie della religione liberatrice. Il giudaismo fu confiscato a profitto dello zoroastrismo, del buddismo e del taoismo”.8

Nel periodo storico in cui è vissuto il profeta Daniele e nel momento in cui, grazie alla profezia delle Settanta Settimane, si annunciava la venuta Messia, sono vissuti: Zaratustra (600 a.C.) riformatore della religione persiana; Buddha (560-480 a.C.); Confucio (550-480 a.C.); Lao-Tse.

La loro riforma non si è completata pienamente nella direzione delle rivelazioni messianiche degli ebrei, però essi hanno sgrossato l’impianto dogmatico delle religioni di appartenenza.

Molti, infatti, hanno capito. La grotta di Betlemme racconta questo.

Anche al tempo del profeta Daniele, nella corte reale, c’erano dei magi, dei sapienti. Nel libro biblico in cui sono raccolte le vicende del profeta, si narra che egli intervenne per salvare la vita proprio di quei sapienti, che il re decise di mettere a morte a causa dell’incapacità di spiegare un suo sogno. È molto probabile che quegli uomini, riconoscenti per aver avuto salva la vita grazie a Daniele, abbiano anche avuto modo di interessarsi alle profezie del profeta ebraico, e le abbiano studiate e tramandate di secolo in secolo, facendo in modo che alcuni dei loro discendenti giungessero, in perfetta sintonia con la storia, proprio alla grotta di Betlemme.

Moiraghi afferma che al tempo del profeta Daniele: “Si crea una situazione etica e religiosa del tutto nuova e particolare. Filosofie e fedi si confrontarono per due o tre secoli, finché non si manifestò Gesù di Nazareth”.

Ecco la bellezza e l’importanza della profezia delle “Settanta Settimane”.

Una “meravigliosa” profezia per il Natale.

Una profezia che indica agli uomini la grotta di Betlemme, dove un Personaggio e il suo messaggio, possono gettare una luce utile a rischiarare i loro passi e i loro cuori.

 

Note

1 M. Centini, La vera storia dei re Magi, Piemme, Casale Monferrato, 1997, p. 18.
2 Le citazioni del dott. Mario Moiraghi sono tratte dal suo libro La scoperta del vero Sacro Graal, Piemme, Casale Monferrato, 2001.
3 E. G. White, La speranza dell’uomo, Edizioni ADV, Falciani, 1978, p. 33.
4 Idem, p.33.
5 Idem, p.33.
6 M. Centini, op. cit., p. 56.
7 Idem, p. 59.
8 Citato in A. Pellegrini, Quando la profezia diventa storia, p.65.

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