lunedì, febbraio 19, 2018
Home > Mondo > Un dono a un bambino bosniaco dà speranza ancora oggi, dopo 20 anni

Un dono a un bambino bosniaco dà speranza ancora oggi, dopo 20 anni

“Siamo qui perché le persone ci hanno aiutato e hanno creduto in noi”.

Notizie Avventiste – Ogni anno, migliaia di bambini nei Paesi sviluppati preparano scatole piene di giocattoli, matite, colori e altri doni da condividere con i coetanei che vivono in nazioni dove la vita è più difficile. Inviano i loro regali accompagnati dagli auguri e tutto finisce lì.

Non è stato così per due giovanissime studentesse inglesi di 11 anni. Negli anni ’90, nel pieno della crisi dei Balcani, confezionarono una scatola di scarpe piena di regali, per loro preziosi, e la spedirono nell’ambito di una campagna nazionale del Regno Unito in favore della Bosnia. Il pacco era speciale perché conteneva anche una lettera, le fotografie delle mittenti e un indirizzo, in caso il loro “amico sconosciuto” volesse rispondere.

Sarah e Rebecca, di Stockport, vicino a Manchester, erano euforiche quando ricevettero la risposta da Daniel Presecan, 7 anni. Il bambino aveva scritto una bella lettera, nonostante avesse confessato di conoscere una sola parola inglese: grazie. La sua famiglia (lui, i genitori e il fratellino Michael) era fuggita dal proprio Paese a causa della guerra e si era stabilita nel nord della Croazia, dove cercava di riprendere la vita quotidiana. I suoi genitori non potevano permettersi di acquistare regali ai figli, né a Natale né in altra occasione; così, per i due ragazzi, quel pacco aveva molto valore. I nuovi amici di penna persero i contatti dopo qualche lettera, ma il ricordo di quella esperienza rimase nei loro cuori. La madre di Daniel aveva conservato la corrispondenza e un ritaglio del Manchester Evening News che le avevano inviato le ragazze.

Recentemente, Daniel ha ritrovato quelle lettere di 20 anni fa, accuratamente conservate dalla madre nell’archivio di famiglia. Tramite i social media, è riuscito a rintracciare Sarah che, al Manchester Evening News, ha detto “non riuscivo a crederci” quando aveva ricevuto il messaggio.

Erica Hole, ex direttrice della School of English presso il Newbold College of Higher Education, ricorda quando Daniel era arrivato per la prima volta in Inghilterra e aveva seguito i corsi di inglese presso l’istituzione avventista. Aveva così scoperto la cultura del pacco dono, che si ripeteva ogni anno grazie a un progetto dell’Agenzia umanitaria avventista (Adra). Oggi, a 29 anni, Daniel si occupa di sviluppo internazionale e lavora come direttore dei progetti di Adra in Asia centrale. Afferma di dovere il suo successo, almeno in parte, alla gentilezza di persone come Sarah e Rebecca e osserva: “Siamo qui perché le persone ci hanno aiutato, ci hanno pensato, hanno creduto in noi e ci hanno sostenuto”.

Daniel ora lavora per Adra. Sarah, mamma di due bambini, è stata contenta di aver potuto riallacciare questo legame di amicizia. Sui social, Daniel ha scritto: “È stato bello risentire qualcuno dopo 20 anni. E come ho detto nell’articolo del Manchester Evening News, ‘non siamo mai persone isolate, ma una rete di umanità la cui forza è determinata dalla forza delle connessioni più deboli e dal modo in cui le trattiamo”.

Più di vent’anni dopo, la tradizione rimane, e i due figli di Sarah hanno confezionato il loro pacco lo scorso Natale. Forse, il loro dono darà speranza a un altro bambino che vive da qualche altra parte del mondo e continuerà il viaggio della buona volontà.

(Fonte: Victor Hulbert, tedNews)