nev_diritti_legge-antimoscheeNegro: “Una sentenza prevedibile, attesa e benvenuta”

NEV – C’è soddisfazione da parte della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) per la sentenza di incostituzionalità con cui la Consulta ha bocciato la legge della Regione Lombardia sulla costruzione di nuovi luoghi di culto.Secondo la Corte costituzionale la legge lombarda, attraverso l’introduzione di regole restrittive e onerose, viola il principio della libertà di culto.

“Una sentenza prevedibile, attesa e comunque benvenuta”, ha commentato il past. Luca M. Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. “La FCEI è stata in prima linea nella denuncia di incostituzionalità delle norme della Regione Lombardia in materia di luoghi di culto (NEV 5 e 9 del 2015). Ha infatti organizzato convegni locali e nazionali sul tema e, per il tramite dell’avvocato Alberto Fossati, ha sporto una formale denuncia di incostituzionalità nel 2015. La sentenza di ieri (del 23 febbraio, ndr) attesta e conferma le nostre ragioni ma purtroppo non risarcisce le comunità di fede che in questi anni hanno dovuto subire una grave limitazione dei loro diritti costituzionali in materia di libero esercizio del culto”.

“La speranza”, ha proseguito Negro, “è che questa vicenda sia di lezione a quelle forze che, per ragioni politiche e elettoralistiche, intendono limitare la libertà di culto, invocando o approvando norme discriminatorie e lesive di diritti fondamentali sia per gli italiani sia per gli immigrati delle varie fedi religiose”.

Sulla sentenza della Consulta su quella che fin dall’inizio è stata ribattezzata legge “anti-moschee”, è intervenuto anche l’on. Luigi Lacquaniti, deputato del PD e membro della chiesa valdese: “La sentenza della Corte costituzionale è una sentenza di civiltà, mette in chiaro che in Italia tutte le confessioni religiose hanno pari dignità e che gli esseri umani hanno il diritto inviolabile di celebrare la loro fede in luoghi di culto appropriati”.

Lacquaniti stigmatizza inoltre l’idea, sottesa alla legge lombarda, che “il rapporto con le religioni sia da impostare creando difficoltà e ostacolando la manifestazione della propria fede in consoni e dignitosi luoghi”.

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