sabato, giugno 23, 2018
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Sicurezza e linguaggio dell’odio


Il segretario generale dell’Aidlr interviene al convegno del Consiglio nazionale forense a Roma.

Francesca Evangelisti e Notizie Avventiste – Lunedì 14 settembre, nella splendida cornice del Palazzo della Cancelleria a Roma, si è tenuto l’incontro internazionale “Sicurezza e linguaggio dell’odio. Tutela della persona e protezione dei dati personali: i diritti nell’era dei social media”. L’evento, organizzato dal Consiglio nazionale forense (Cnf), ha visto la partecipazione di illustri relatori, esponenti del mondo politico e diverse autorità.

“Dobbiamo prendere molto seriamente il tema del linguaggio d’odio”, ha affermato Andrea Mascherin, presidente del Cnf, introducendo la giornata di lavori, “Se non lo controlliamo e non interveniamo, può essere davvero il ‘diluvio’ della nostra epoca e travolgere tutte le dighe di resistenza all’odio, all’integrazione, a ogni forma di discriminazione e soprattutto travolgere la primazia del diritto”.

Obiettivo dell’incontro, che per la prima volta ha riunito le avvocature dei Paesi membri del G7, è stato quello di “rafforzare una strategia sovranazionale che, tra rispetto dei diritti costituzionali ed esigenze di tutela del diritto di espressione, del diritto all’anonimato e alla privacy, consenta di contrastare le minacce alla dignità personale e alla sicurezza, derivanti dalle false informazioni e dall’incitamento all’odio, alla discriminazione razziale, religiosa e di genere”, hanno spiegato gli organizzatori sul sito del Cnf.


Liviu Olteanu, segretario generale dell’Aidlr (Associazione internazionale per la difesa della libertà religiosa), ha tenuto una relazione in cui ha sottolineato l’importanza dell’educazione dei ragazzi scolarizzati nella lotta all’odio, il ruolo che a tale scopo rivestono le autorità non solo politiche ma anche religiose, e l’impegno che esse devono mantenere per diffondere un messaggio di rispetto e di pace.

“La libertà di espressione”, ha affermato Olteanu a conclusione del suo intervento, “è un diritto di tutti a patto che non degeneri negli hate speech che sono, appunto, istigazione all’odio e non portano nulla di buono. L’approccio che va adottato per combattere questo genere di violenza verbale si distribuisce su diversi livelli: parte dal governo che deve impedire ai giornalisti di fomentare l’odio, passa attraverso la legge e i suoi rappresentanti che devono vigilare e condannare i fenomeni di violenza, e arriva fino a ognuno di noi che dobbiamo avere la consapevolezza che la libertà di espressione non significa dire tutto ciò che ci passa per la testa in qualsiasi contesto, bensì dobbiamo limitare i nostri interventi a favore del valore supremo che è la pace e il rispetto di tutti in ogni ambito della vita”.

Nella sessione mattutina sono intervenuti i rappresentanti delle avvocature dei Paesi del G7 (Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Canada e Italia) che hanno esposto i loro Country Papers; il presidente della Camera, Laura Boldrini, e il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi; il garante europeo della protezione dati, Giovanni Canzio; e il vicepresidente della Corte costituzionale, Giorgio Lattanzi. Ha moderato tutti gli interventi il presidente del Cnf, Andrea Mascherin.

La sessione pomeridiana ha dato la parola a diversi studiosi e professori universitari come Francesca Bignami, della George Washington University, e Mario Ricca, dell’Università di Parma, oltre a rappresentanti autorevoli del calibro di Stephane Jaquement, dell’Alto commissariato dell’Onu, e Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali. A conclusione della giornata l’intervento di Andrea Orlando, ministro della giustizia.

“I social media”, ha commentato Davide Romano, segretario della sezione italiana dell’Aidl, dopo il convegno, “hanno ingenerato l’idea che potesse finalmente esistere una sorta di opinione pubblica pura, conforme nella sua irriducibile pluralità al reale sentire dei cittadini, e non manipolabile dunque dai poteri superiori o dalle ‘élite professionali’. Credo si stia velocemente evidenziando, per contro, come nei social media non ci sia il trionfo della verità e della realtà, men che meno quello dell’obiettività, ma il continuo palesarsi di un senso comune povero, sovente volgare, surrettiziamente prodotto da tribù virtuali che non hanno alcun interesse al bene pubblico e all’interesse generale. L’esigenza dunque di focalizzare l’attenzione sulle dinamiche di odio e di aggressione verbale che spesso si manifestano nel cosiddetto mondo della ‘rete’ è decisamente pertinente e giustifica il convegno organizzato dal Consiglio nazionale forense, onde porre dei possibili correttivi non alla libertà di opinione, ma all’abuso di credulità che non di rado si trasforma in abuso di soggettività”.