lunedì, giugno 25, 2018
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Una scuola, una famiglia. L’avventura del volontariato in Namibia

ADRA-Italia-Volontari-NamibiaDue giovani italiani in partenza come volontari in Africa, per conto di ADRA Italia,  condividono ansie e aspettative.

ADRA Italia/Notizie Avventiste – Jessica Cavalieri e Pier Paolo Mozzoni, due ragazzi italiani, hanno deciso di donare tre mesi della loro vita per volare in Namibia e diventare volontari del progetto “Una scuola, una famiglia”. Nel 2012, l’agenzia umanitaria avventista, ADRA Italia, ha iniziato la collaborazione con questo progetto nel paese dell’Africa meridionale, che ha l’obiettivo di migliorare la vita degli studenti della scuola “Mulimi wa Babalela” nell’ambito scolastico, sanitario e alimentare. All’interno della struttura, oltre alle classi, sono presenti un presidio sanitario, due dormitori, una sala mensa e un parco giochi per i momenti ricreativi. Insieme all’importante, e non scontata, possibilità di studiare, i bambini imparano a saper curare il proprio corpo e ricevono tutti quei principi educativi utili a renderli nel futuro delle persone oneste e integre. Per maggiori informazioni sul progetto “Una scuola, una famiglia” clicca qui

Francesca Evangelisti, di ADRA Italia, ha intervistato Jessica e Pier Paolo a due mesi dalla partenza, prevista per la fine di agosto.

Francesca Evangelisti: Come ti chiami, quanti anni hai e che cosa fai nella vita?
Jessica Cavalieri: Mi chiamo Jessica, ho 23 anni e sono studentessa in medicina.
Pier Paolo Mozzoni: Mi chiamo Pier Paolo, ho 20 anni e sono all’ultimo anno delle scuole superiori, proprio in questi giorni sto sostenendo gli esami di maturità. Sono un appassionato di sport. Nella vita ho sempre dedicato molto tempo all’attività sportiva che mi ha insegnato molte cose. Sono figlio di genitori avventisti arrivati dall’Argentina in Italia molti anni fa. Fino ad ora ho viaggiato molto, ho visitato tanti paesi e imparato molto dalle persone.

F. E.: Hai già collaborato con altri progetti di ADRA Italia?
J. C.: Non ho mai collaborato con altri progetti di ADRA Italia.
P. P. M.: Negli ultimi anni ho collaborato con alcuni progetti di  ADRA, come per esempio la colletta del Banco Alimentare, insieme ai miei amici scout. Abbiamo così trascorso del tempo insieme, divertendoci e facendo qualcosa di  essenziale, perché donare a coloro che hanno bosogno è fare un’opera di bene. Sono molte le famiglie che si trovano in situazioni di precarietà economica e sociale.

F. E.: Perché hai deciso di donare tre mesi della tua vita per lavorare come volontario presso il progetto “Una scuola, una famiglia” di ADRA Italia in Namibia? Che cosa ti aspetti da questa esperienza?
J. C.: Questi 3 mesi che ho deciso di dedicare al volontariato sono la realizzazione di un sogno di vecchia data, ma sempre vivido nei miei pensieri. Grazie a Casuccia Visani (il Centro della gioventù avventista situato tra le colline di Poppi, in provincia di Arezzo, ndr), ho potuto apprezzare davvero il ruolo del volontario come figura preziosa e importante all’interno di strutture il cui scopo è rivolto al benessere del prossimo, all’accoglienza, alla comunione e molto altro. Sono profondamente convinta che non potrei usare il mio tempo in modo migliore e al di là delle mie sognanti aspettative sono sicura che sarà una grande occasione di crescita personale e spirituale. Spero di poter essere per il progetto “Una scuola, una famiglia” un aiuto prezioso, così come è per me preziosa questa opportunità di esserci e di servire.
P. P. M.: Quando ho sentito parlare del progetto che ADRA faceva in Namibia, ho capito subito che avrei dovuto partecipare. Ho deciso di donare tre mesi della mia vita per lavorare come volontario, per provare un’esperienza diversa da quelle di tutti i giorni, per tornare a capire l’importanza di autare qualcuno, di mettersi a disposizione per gli altri. È una cosa che ultimamente gli adolescenti hanno lasciato da parte; cercano di godersi appieno la propria giovinezza, lasciando stare i problemi della gente. Invece io sento il dovere di donare me stesso per quest’opera che so mi insegnerà moltissimo. Magari avrò l’opportunità di instaurare grandi amicizie che mi porterò dietro per tutta la vita. Ciò che mi aspetto da questa esperienza è di imparare tanto, conoscere il posto, immergermi in una cultura differente. Spero possa aprirmi la mente e dirmi qualcosa sul mio futuro che sta incominciando a formarsi in questo momento. Mi aspetto di trovare dei bambini che forse hanno vissuto momenti difficili ma che ora, grazie a questo splendido progetto, hanno l’opportunità di dare una svolta alla loro vita, nella speranza che con l’aiuto del Signore possano crescere imparando e ricevendo tutti quei principi educativi utili a renderli nel futuro persone oneste e integre.

F. E.: Quali pensi che saranno le maggiori difficoltà che incontrerai?
J. C.: Tre mesi sono un periodo abbastanza lungo e sicuramente la nostalgia dei miei cari e dei miei amici si farà sentire. Inoltre, non essendo mai stata in un paese straniero dove la mia unica possibilità di comunicazione è attraverso una lingua straniera, sono un po’ preoccupata per l’impatto inziale, ma spero di riuscire ad adattarmi in breve tempo e a integrarmi nel luogo e con i bambini, al meglio!”
P. P. M.: Sono  abituato a viaggiare spesso e quindi non credo che la lontananza da casa possa crearmi dei problemi. Quello che più mi mette alla prova è l’esperienza di lavoro in un nuovo ambiente, diverso da quello di tutti i giorni. Mi conforta invece sapere che al mio fianco ci sarà il Signore a incoraggiarmi e a darmi forza nei momenti più difficili.

F. E.: Pensi che sarà difficile l’adattamento alla vita africana, così diversa dalla nostra?
J. C.: Abituarsi a temperature, orari e stili di vita così diversi da ciò a cui sono abituata sarà sicuramente una sfida. Mi sento però molto ottimista al riguardo e anche piuttosto impaziente! Sono sicura che le difficoltà non mancheranno, così come non mancano nella vita, più in generale, e sono altrettanto sicura che è proprio da queste che possiamo prendere spunto per riflettere e crescere, magari cambiare punto di vista e rendere un po’ più “completa” la nostra gioventù.
P. P. M.: L’ambiente in cui viviamo ci porta sempre di più a mettere da parte i problemi degli altri e a concentrarsi solo su se stessi, a come dare un’immagine di se stessi nel migliore dei modi, anche tramite i social network. Sicuramente sarà un cambiamento decisivo nello mio stile di vita e sarà in meglio, perché potrò rendermi conto del vero valore delle piccole cose, della vita. Le persone devono viaggiare per poter capire se stessi, i propri limiti, le proprie capacità, insomma mettersi alla prova tutti i giorni.

Vuoi diventare anche tu un volontario di ADRA Italia? Visita il sito www.adraitalia.org