giovedì, aprile 26, 2018
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Radio 2.0


Le emittenti avventiste si adattano alle nuove tendenze e tecnologie. Un convegno paneuropeo in Romania delinea sfide e opportunità.

Eudnews/Notizie Avventiste – Il mondo della radio cambia. Dall’analogico si passa al digitale, con le trasmissioni in AM e FM che approdano al Digital Audio Broadcasting (Dab), ai servizi online e al broadcast-on-demand. L’ascoltatore ha più scelte, e tra gli adolescenti solo il tre per cento ascolta la radio in diretta. Spotify e social media soddisfano le loro esigenze. Anche pubblico e aspettative cambiano.

In questo quadro, dove si collocano le emittenti avventiste?
Era una delle domande poste ai 41 produttori radio ed esperti media che hanno partecipato al convegno paneuropeo delle radio avventiste, tenutosi a Bucarest, in Romania, all’inizio di questo mese.

Organizzato dall’Adventist World Radio e dalla Regione intereuropea della chiesa cristiana avventista, partecipanti provenienti da numerosi paesi (dalla dalla Lettonia alla Moldavia e fino al Portogallo) hanno fatto conoscenza con le ultime tendenze, accettando la sfida di aggiornare i loro stili di trasmissione e provando attraverso una serie di laboratori. Inoltre è stato introdotto il concetto di Radio 2.0, in cui vengono aggiunte webcam o telecamere nell’ambiente radiofonico, dando l’opportunità di una maggiore interazione con gli ascoltatori.

Verso una radio interattiva
Nicolas Moulard, uno dei principali fautori di Radio 2.0 in Europa e nuovo consulente media, ha rivolto diversi messaggi importanti. Nel suo discorso di apertura, ho fatto notare che in Francia ci sono 25,5 milioni di ascoltatori audio digitali, pari al 50 per cento degli over 15. Ha anche notato che l’on-demand è aumentato del 76 per cento e che, nello sviluppo dei contenuti, i comunicatori e i produttori radio devono considerare “in primo luogo il dispositivo mobile” dal momento che è il mezzo con cui la maggior parte delle persone accedono ai contenuti.

Moulard ha sottolineato anche la necessità di “essere social”, notando che, piaccia o no, Facebook è il social media numero uno. Nella lotta per ottenere l’attenzione, ha spiegato che ora l’audio è creato direttamente per i social media e che può sembrare molto diverso dall’esperienza della radio.

Ciò non dignifica che la radio sia morta, ma deve adattarsi. Oggi chi parla nelle grandi emittenti radiofoniche indirizza gli ascoltatori ai link dei siti web e dei social media, oltre a dar loro spesso l’opportunità di vedere e interagire tramite un collegamento video. Per le piccole emittenti la “Radio 2.0” è un’esperienza utile.

In questo senso vanno già Speranta TV in Romania e Radio Rcs in Portogallo, anzi fanno anche di più. Combinano infatti radio e televisione nello stesso studio, coscienti di entrambi i segmenti di pubblico nelle produzioni congiunte che sono seguite dal loro pubblico in FM e sul canale Hope Channel tramite i televisori o gli schermi del computer.


Al convegno hanno partecipato anche tre rappresentanti di Rvs in Italia: Roberto Vacca da Firenze e Mario Calvagno e sua figlia Alessia da Roma.

“Ascoltare le esperienze delle altre emittenti radio, i diversi modi di approcciarsi, è stato incoraggiante ma anche una sfida”, ha affermato R. Vacca.

Molto positive le impressioni di Mario Calvagno: “Radio 2.0 è un po’ una ripartenza della radio cosiddetta classica. Quindi la radio che si espande e che utilizza anche nuovi mezzi per riuscire a toccare nuovi ascoltatori”.

In un servizio di Rvs si può scoprire di più sulle enormi possibilità che il web e i social media propongono per ampliare sensibilmente il servizio offerto dalla radio. In una puntata del programma “A tu per tu”, R. Vacca intervista M. e A. Calvagno, subito dopo il convegno in Romania. Ascolta il programma