Luigi Caratelli – Sono appena tornato dall’Abruzzo, bellissima terra di paesaggi e di umanità accoglienti, dove ho tenuto una serie di conferenze.

Da lì, in albergo, ho seguito le vicende di Roberto Spada, il boss mafioso di Ostia che con una testata ha rotto il setto nasale a Daniele Piervincenzi, il giornalista Rai della trasmissione “Nemo”, che voleva fargli confessare il suo appoggio a frange dell’estremismo di destra.

Da lì, precisamente a Pescara, mi hanno informato che gli zingari del clan Spada, in qualche modo imparentati con i Casamonica (altro clan mafioso anch’esso di origini zingare, che spadroneggia su Roma e dintorni), provengono proprio dall’Abruzzo. Nessuna relazione di causa ed effetto, nessuna demonizzazione di una regione tutt’altro che mafiosa. Anzi, gli abruzzesi sono ben contenti di non avere più sul loro territorio tali scomodi “compaesani”. Pure, nessuna demonizzazione della stessa etnia zingara, che non ricade imprescindibilmente nelle categorie del mafioso.

A Roma, invece, c’è chi ti rimprovera se i Casamonica e gli Spada li chiami mafiosi. Incredibile a dirsi ma c’è chi pensa che siano benefattori. In fin dei conti anche oracoli intoccabili dei salotti televisivi li hanno purificati, quasi sostenuti, senza dubbio riciclati. Ma così vanno le cose.

Invece la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ritiene proprio i Casamonica una “potente struttura criminale”. Che sorpresa, vero? Ma, grazie a Dio, in Italia, le cose vanno anche in questo senso: si chiama il peccato con il suo nome.

Non era probabilmente d’accordo don Giancarlo Manieri, il sacerdote che celebrò nell’agosto del 2015 i funerali al capo dei Casamonica, Vittorio. Per il religioso non era peccato celebrare le esequie di un mafioso, mai pentito, in una chiesa cristiana-cattolica. Anzi, si disse convinto che lo avrebbe rifatto. Carità cristiana, si proclamò allora. Eppure sulla facciata della chiesa vennero innalzati manifesti enormi su cui campeggiava una scritta inequivocabile, senza ombra di dubbio di stile mafioso: “Vittorio, hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso”.

Dubito fortemente che Dio sia sul libro paga dei mafiosi. Certo, loro lo credono, e sono convinto che saranno “sinceramente” sorpresi nel vedersi cacciati a pedate da quel paradiso che ritengono un annesso del loro feudo. Ai mafiosi, ma su questa terra, verrà al massimo concesso di ricevere inchini di simulacri di pietra o legno in una accomodata processione paesana. Ma il cielo, quello vero, è un’altra cosa. E vi potranno entrare solo se pentiti. Parola ambigua per un mafioso.

Neppure i redattori di Famiglia Cristiana hanno espresso entusiastici sostegni a don Manieri, al quale hanno mandato a dire che non si può cadere dalle nuvole quando si ha a che fare con un malavitoso conosciutissimo, e: “Non servono infiltrati o tecniche investigative sofisticate. I Casamonica sono ostentati, mostrati come feticci di un potere conquistato in decenni di attività criminale. E così il funerale del padrino Vittorio è solo un pezzo …  che si aggiunge al mosaico di quella parte di Mafia Capitale più evidente. Riscossione di crediti per le batterie della banda della Magliana, quando questo nome contava nella capitale. E poi la droga, l’eroina, l’usura, l’estorsione. Con gruppi e sottogruppi, clan alleati e fedeli anche fuori il raccordo anulare, da Ostia con gli Spada”.1

Gli Spada, appunto: quelli che impongono il loro “stile di vita” a testate sul naso. C’è di che essere indignati, senza dubbio; ma, ancor più, si può essere sconcertati a sentire le dichiarazioni dell’avvocato Taormina, appena uscito dal tribunale di Messina, dove era impegnato a difendere un politico indagato dalla Procura per evasione. Per l’avvocato la Procura non era da “paese civile”, e forse neppure i giornalisti che lo assediavano, tanto che ha rivolto loro queste precise parole: “Poi vi lamentate se vi danno le testate”.

Per il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, Giulio Francese, la frase di Taormina è stata: “infelice e fuori luogo… non si capisce perché tiri in ballo l’episodio della testata inferta a un giornalista a Ostia”. E l’Assostampa Siciliana fa osservare che: “Al di là di tutto, però la violenza e l’acrimonia delle affermazioni di Taormina non possono passare inosservate; in una terra come la Sicilia, dove i giornalisti sono per definizione più esposti al rischio di intimidazioni, aggressioni e minacce, parole del genere suonano quasi come un ‘invito’ a prendersela con chi ha il dovere di informare i cittadini”.2

Secondo le parole dell’avvocato Taormina io sarei autorizzato a prenderlo a testate, dato che i suoi messaggi mi infastidiscono, mi turbano e mi creano indignazione. Da lui sarei invitato a reagire perché nel suo immaginario “paese civile” è così che si risolvono le questioni. Esattamente alla maniera degli Spada. Cioè con l’arma dell’intimidazione mafiosa.

All’avvocato vorrei presentare l’esempio evangelico di Giovanni Battista.3

L’uomo di Dio puntò l’indice contro il re Erode, caduto nel peccato. E lo accusò. Non ebbe paura di “chiamare il peccato con il suo nome”. Nessuno, per intimidirlo lo prese a testate: la testa gliela staccarono dal collo direttamente. È il prezzo che può pagare chi denuncia le mafie di turno. Tutte le mafie: quelle dei tarchiati contadinotti, dei faccendieri annidati nelle aziende pubbliche, dei colletti bianchi che deviano risorse destinate al popolo, degli avvocati, dei magistrati, dei giudici corrotti e vendutisi al mafioso per poco più di “trenta denari”.

Sì, noi continueremo a prendere a testate il potere corrotto. Lo faremo senza violenza, con le nostre parole, le nostre denunce coraggiose, e con tutti i mezzi legali possibili. Ma lo faremo, senza lasciarci intimidire; perché alla fine è la mafia che perderà, non noi.

A noi, male che vada, potranno staccarci la testa, come a Giovanni Battista. Ma, potete stare sicuri, è meglio perdere la testa, o la reputazione, che servire i prepotenti che ti addomesticano a testate.

Perché noi prenderemo “la verità a cintura dei fianchi”; ci rivestiremo “della corazza della giustizia”, e prenderemo “la spada dello spirito”.4

Provate ora a darci testate.

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Note

1 http://www.famigliacristiana.it/articolo/chi-era-vittorio-casamonica-e-di-cosa-vive-il-suo-clan.aspx
2 https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/11/cateno-de-luca-taormina-contro-di-lui-ce-un-complotto-e-ai-giornalisti-poi-vi-lamentate-se-vi-danno-le-testate/3971406/
3 Vangelo di Matteo capitolo 14.
4 Efesini 6:14-17.

 

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