lunedì, febbraio 19, 2018
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Politiche sui rifugiati. Gli avventisti danno risalto alla compassione

Al simposio presso l’Onu, hanno ricordato che “ogni essere umano è stato dotato dal Creatore di infinito valore e dignità”.

Notizie Avventiste – Migranti e rifugiati non sono “problemi da risolvere”, ma individui vulnerabili che devono essere trattati con rispetto e compassione, hanno affermato i partecipanti al simposio delle Nazioni Unite co-sponsorizzato dalla Chiesa avventista. L’evento si è svolto il 22 gennaio, nel palazzo di vetro a New York, sul ruolo delle organizzazioni religiose e delle religioni negli affari internazionali. Presenti circa 250 rappresentanti delle Nazioni Unite, gruppi religiosi e organizzazioni non governative.

“I rifugiati e i migranti non sono ‘altri’, sono ‘noi’” ha detto il vice segretario generale delle Nazioni Unite, Amina J. Mohammed, nel suo discorso di apertura “Fanno parte della storia passata e presente della famiglia globale”. Ha poi esortato i leader religiosi e le organizzazioni legate a gruppi di fede a far sentire la loro voce morale e la loro esperienza nel prendersi cura degli individui vulnerabili, poiché i gruppi religiosi “sono in una posizione unica per concentrarsi sulle persone, piuttosto che sulla politica… Non stancatevi mai di affermare i diritti umani e la dignità di migranti e rifugiati, indipendentemente dagli interessi nazionali e dai programmi”, ha affermato A. Mohammed.

I dati sui rifugiati e migranti sono sconcertanti. Secondo le Nazioni Unite, è in atto nel mondo un movimento di persone – spinte dai conflitti nei loro Paesi, dalla povertà e da molte altre sfide – che non ha precedenti nella storia umana. Si stima che siano 65,6 milioni coloro che hanno lasciato le loro case; di essi, circa il 50% sono bambini e giovani.

Ganoune Diop, direttore del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà Religiosa della Chiesa avventista mondiale, è stato uno dei principali organizzatori del simposio, e ha detto ai partecipanti che l’evento deve essere più che “solo parole”.

Ha parlato del continuo impegno della Chiesa avventista negli aiuti per alleviare la sofferenza dei rifugiati e del “portafoglio di servizi” della denominazione, tra cui l’attenzione per l’assistenza sanitaria, la rete mondiale di istruzione e il lavoro umanitario dell’Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso (Adra) nel mondo.

Deumanizzazione
Sana Mustafa
, rifugiata siriana, ha tenuto un’appassionata presentazione, introducendo un tema che è stato ripetuto dagli oratori durante la giornata: il pericolo di “deumanizzare” i rifugiati e migranti. S. Mustafa, separata dalla sua famiglia fuggita dalla guerra in Siria, ha imparato sulla propria pelle quanto possa essere disorientante e impersonale l’esperienza dei rifugiati. “Per favore, considerate i rifugiati come individui, non come ‘complicazioni’ o ‘problemi sociali’”, ha chiesto.

La donna ha anche fatto notare come le notizie in Occidente raccontano raramente storie dal punto di vista dei singoli migranti o rifugiati, ma tendono a concentrarsi sulle sfide sociali che i nuovi arrivati rappresentano per la comunità. Le organizzazioni religiose possono svolgere un ruolo chiave nella lotta contro il pregiudizio e la discriminazione, educare i cittadini dei Paesi ospitanti sui traumi subiti dagli sfollati e aiutare le persone ad aprire il cuore all’accoglienza.

Per Jonathan Duffy, presidente di Adra International (anch’essa co-sponsorizzatrice dell’evento), le organizzazioni umanitarie legate a una religione sono spesso partner di valore per i gruppi che lavorano con i migranti e i rifugiati.
“La fede ha un ruolo importante nella vita di molte persone e quindi nei momenti di difficoltà, si rivolgono ad essa”, ha affermato J. Duffy che ha citato un caso del 2016 in cui 5.000 persone si erano rifugiate in un complesso avventista nel Sudan del Sud quando le violenze imperversavano nella regione. Adra aveva fornito cibo, acqua pulita e assistenza sanitaria di emergenza a uomini, donne e bambini che si erano riversati nella struttura.

Ruolo importante delle organizzazioni religiose
Il simposio si è svolto nel contesto delle continue discussioni in sede Onu sulla situazione dei migranti e dei rifugiati. È la quarta volta che la Chiesa avventista contribuisce a riunire gruppi di fede con rappresentanti della comunità internazionale presso le Nazioni Unite per discutere questioni globali significative. Gli eventi precedenti hanno affrontato temi quali l’essere portatori di pace e l’estremismo religioso.

Relatore finale è stato Azza Karam, Senior Advisor per la cultura e lo sviluppo sociale presso il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, e partner fondamentale nell’organizzazione dell’incontro. Nel suo intervento ha evidenziato alcuni dei temi emersi nel corso della giornata e ritenuto chiaro che le organizzazioni religiose hanno ruoli diversi e critici da svolgere verso gli immigrati e i rifugiati.

Ha poi affermato che negli ultimi quattro anni la serie di simposi ha dato vita a un “viaggio di comunicazione e collaborazione” unico tra gruppi religiosi, organizzazioni non governative e la comunità internazionale. Per Diop, i simposi delle Nazioni Unite sono stati un’opportunità senza precedenti per il contributo degli avventisti al discorso pubblico. Un quinto incontro è già in preparazione e si terrà a gennaio del prossimo anno.

“Come avventisti, offriamo prospettive fondate su valori biblici e plasmate dalla nostra convinzione che ogni essere umano è stato dotato dal Creatore di infinito valore e dignità”, ha concluso Diop.

Tra i numerosi relatori del simposio vi erano: Adama Dieng, Special Advisor del Segretario generale dell’Onu per la prevenzione del genocidio; Afe Adogame, Maxwell M. Upson Professor of Christianity and Religious Studies alla Princeton Divinity School; Liberato C. Bautista, Vice segretario generale delle Nazioni Unite e per gli affari internazionali della United Methodist Church; Rudelmar Bueno de Faria, segretario generale della coalizione umanitaria Act Alliance; Jason Cone, direttore esecutivo di Medici senza frontiere negli Stati Uniti; Elizabeta Kitanovic, segretario esecutivo per i diritti umani della Conferenza delle Chiese europee a Bruxelles; e Martin Mauthe-Kater, consigliere per la migrazione e lo sviluppo sostenibile presso la delegazione dell’Unione europea alle Nazioni Unite.

Altri co-promotori del simposio sono: Act Alliance, Unicef, Ufficio delle Nazioni Unite sulla prevenzione del genocidio e la responsabilità di proteggere, Inter-Agency Task Force delle Nazioni Unite per l’impegno con organizzazioni religiose.

(Fonte: Bettina Krause, Adventist News Network)