giovedì, dicembre 14, 2017
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Ora di religione per tutti?


L’Irc in una scuola pubblica sempre più frequentata da studenti di varie confessioni.

Marco Rostan/Riforma/Notizie Avventiste – Con l’avvio del nuovo anno scolastico si ripropone l’eterna questione dell’insegnamento delle religioni a scuola.

Se c’è un argomento su cui è difficile e anche noioso addentrarsi è quello della religione a scuola. La questione è pasticciata, l’informazione non aiuta, anzi spesso confonde. Anche in numerose famiglie protestanti non ci sono le idee chiare, con la conseguenza che è più comodo seguire la massa (non è semplice spiegare ai figli perché dovrebbero fare diversamente, ma, da parte dei genitori, ci vorrebbe anche un po’ di fermezza evangelica!).

“L’ora di religione è per tutti”, ha titolato nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa, raccontando che cosa succede in una scuola di Chiavazza (Biella), dove l’insegnante cerca di “educare gli alunni, mettendo in evidenza l’amore per il prossimo, la necessità di conoscere e dialogare con gli altri, sulla base dei fondamenti del cattolicesimo e delle altre religioni”. Nessuno dovrebbe uscire dall’aula. La classe ha visitato una moschea, una sinagoga, una chiesa “cristiana” (probabilmente cattolica…).

In un momento in cui dominano le divisioni, i muri, i respingimenti e spesso l’odio, l’intenzione della maestra è del tutto condivisibile. Rimane tuttavia un equivoco, tipicamente italo-cattolico, che si riflette nel titolo: attraente, ma sbagliato.

Il Concordato, stipulato nel 1922 tra Mussolini e la chiesa cattolica, poi revisionato nel 1984, dal presidente del Consiglio Craxi, assicura in tutti gli ordini di scuola l’insegnamento della religione cattolica (Irc), non di altro, e gli alunni che intendono avvalersene lo devono dichiarare all’inizio dell’anno scolastico. Lasciamo stare per un momento il fatto che chi non intende avvalersi dell’Irc dovrebbe essere posto su di un piano di parità con gli altri, mentre la famosa materia “alternativa” è considerata di serie B e quasi sempre svolta superficialmente senza programmi chiari e docenti competenti (per certi versi era meglio l’esonero).

Quello che invece è chiaro è che l’insegnante di Irc deve limitarsi al cattolicesimo, perché se invece invade l’area delle altre religioni, allora non si giustifica più l’approvazione del vescovo, attualmente necessaria per essere assunti nella scuola pubblica (con lo stipendio pagato dallo Stato, anche se l’Italia dovrebbe essere una repubblica laica, non uno Stato confessionale). Si dirà che con l’avanzare dell’ecumenismo queste distinzioni sono un po’ arcaiche… ma allora religione è come dire carità, amore del prossimo, solidarietà… Cose ottime, per le quali però non c’è bisogno né di Gesù Cristo, né di Maometto, né di religione.

Invece, per lo meno noi protestanti, vorremmo che nella scuola pubblica gli alunni venissero adeguatamente informati sulle religioni nel mondo e sul loro intreccio con la storia delle diverse civiltà, non solo negli aspetti positivi ma anche parlando dell’odio religioso e dei massacri che continuano fino a oggi.

Per questo sono necessarie due cose: l’attuale Irc, fino a quando sarà in vigore il Concordato che lo assicura ( cioè per sempre), dovrebbe essere collocato in orario scolastico non obbligatorio, ad esempio di pomeriggio (così lo frequenta solo chi vuole e si risolve la questione dell’alternativa o uscita da scuola o studio individuale per gli altri). Naturalmente la Conferenza episcopale si opporrebbe… ma allora si vedrebbe chi è laico non solo a parole.

Obbligatoria per tutti potrebbe essere un’ora settimanale sulla conoscenza delle principali religioni, nell’evolversi delle diverse civiltà. In questo caso gli insegnanti non dipenderebbero dall’ autorità ecclesiastica cattolica (approvazione del vescovo), l’impostazione dell’insegnamento dovrebbe essere laica e gli insegnanti assunti come tutti gli altri, con laurea e abilitazione. Come si vede, per fare questo non è necessario cambiare il Concordato. Piuttosto servirebbe un apposito titolo universitario per i docenti.

Al momento attuale ci sono poche speranze che la situazione si modifichi, anzi c’è il rischio di un ulteriore pasticcio perché, in nome del pluralismo e della multiculturalità, l’insegnamento di storia delle religioni, o simile, potrebbe anch’esso essere affidato agli attuali insegnanti di Irc, (non essendocene altri di pronti), magari previo corso di aggiornamento in primo luogo sull’islam, poi sugli ebrei, più difficilmente sul protestantesimo. Tra l’altro, non sarebbe male se, oltre a leggere un po’ di Corano e di Bibbia, a scuola si imparasse anche che cristiani non sono non soltanto i cattolici, ma anche i protestanti e gli ortodossi… Dunque che cattolicesimo non vuol dire cristianesimo!

I giornalisti, spesso responsabili di errori e confusioni, a cominciare dallo scrivere sempre “la Chiesa italiana” (che non esiste, ma che per tutti è quella cattolica), li si potrebbe invitare a qualche corso di aggiornamento itinerante nelle nostre chiese e opere sparse per l’Italia. In passato qualcosa si era fatto in questa direzione, per iniziativa di Giorgio Peyrot, un credente laico, un giurista che sapeva guardare lontano… Perché non riprovarci al tempo di internet?

(Fonte: Riforma.it)