sabato, dicembre 16, 2017
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Lo spettacolare viaggio di padre Pio

padre_pio_de_pietrelcina_painted_portrait_001Il cristianesimo può essere espresso in forme differenti, ma l’idolatria suscita imbarazzo.

Malvina La Rosa/Riforma.it – Mi rendo conto che aprire una riflessione su questo tema sia delicato e, forse, poco politically correct, tuttavia è essenziale farlo, se si vuole salvaguardare la propria identità protestante all’alba del XXI secolo perché, nonostante i giusti sforzi ecumenici, non siamo tutti teologicamente uguali – e questo per me rimane un valore. Sono un po’ confusa per il fatto che si continuino a tessere lodi generiche e buonistiche sull’operato di papa Francesco, senza voler vedere le profonde differenze che marcano le distanze fra “noi” e “loro”: non siamo la stessa cosa e non condividiamo il medesimo orizzonte dottrinale, sebbene senza dubbio rimaniamo chiese “sorelle”.

La diversità ci ha diviso in modo violento nel corso dei secoli e, anche se il pontefice ha ammesso gli errori e le persecuzioni perpetrate contro i valdesi, non si annullano come se niente fosse accaduto: la memoria deve essere rivendicata e tramandata, ci appartiene, pur nel riconoscimento razionale che molta strada è stata percorsa e ora, finalmente, conviviamo nel rispetto reciproco. Il cristianesimo può essere coniugato in forme dissimili, spesso discordanti, come è stato fin dalle origini, ma assistere all’idolatria che circonda il cadavere di un uomo (padre Pio) mi suscita imbarazzo e indignazione: soprattutto se penso che tale idolatria è incentivata e promossa dall’attuale vescovo di Roma, che è descritto e celebrato dai principali organi di comunicazione e da numerosi intellettuali (o presunti tali, di qualsiasi orientamento essi siano) come un innovatore, un progressista, uno che sta riformando la chiesa cattolica. Non è così.

Certo i richiami alla povertà di santa madre chiesa e il costante riferimento agli ultimi e agli emarginati sono stati dall’inizio del suo pontificato un preciso e calcolato segno distintivo (in fondo, siamo di fronte a un gesuita, maestro di comunicazione politica), però i ricorrenti rimandi al culto mariano e a quello dei santi, il giubileo indetto per la remissione dei peccati e, in ordine di tempo, quest’ultima trovata mediatica del viaggio giubilare della mummia del santo di Pietralcina testimoniano una maniera di intendere la fede che nulla ha a che vedere con noi e con l’essenza del cristianesimo. Ed è sorprendente che migliaia di persone, di tutti i livelli culturali e sociali, manifestino tanta devozione superstiziosa ancora oggi: in fondo, è vero che in Italia maghi e astrologi prosperano, perché non dovrebbe prosperare anche una malintesa idea di religione che ha tenacemente rimosso le sue origini ebraiche e, sotterraneamente, si è legata agli antichi culti pagani nei quali, forse, la gente si riconosce più spontaneamente?

Io continuo a rimanere fedele a quello che con saggezza gli ebrei chiamano Il Nome, evitando di pronunciare l’impronunciabile, riconosco la mia salvezza nella sua grazia e nel suo amore, e mi auguro di trovare condivisione con i fratelli e le sorelle del mondo riformato, perché i nostri antenati hanno davvero prodotto quella Riforma che celebreremo l’anno prossimo, scrivendola con il sangue. E una buona memoria storica significa tenere vivo il passato nel presente, per indirizzare il nostro futuro: noi siamo protestanti e testimoniamo la buona Notizia in Cristo.

(Foto Riforma.it, by thierry ehrmann – https://www.flickr.com/photos/home_of_chaos/9571285250, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35266049)