venerdì, agosto 17, 2018
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L’esperienza del servizio pastorale in prigione

N18-Franco Evangelisti-CesenaUna riflessione del past. Franco Evangelisti tenuta a Cesena in occasione della giornata dedicata al tema delle carceri. Evangelisti: Non esistono vite inutili, non esiste storia umana che non abbia valore.

Notizie Avventiste – Franco Evangelisti, pastore delle comunità avventiste di Cremona e Mantova, è stato ospite a Cesena di un evento dedicato al tema delle carceri, nell’ambito della serie Bibbia Festival. Pubblichiamo una sua riflessione sull’esperienza vissuta durante le visite ai detenuti.

“Entrai per la prima volta in carcere circa 30 fa, senza pensare lontanamente che le tante esperienze vissute da allora fino a oggi avrebbero arricchito la mia esperienza di vita e di fede. Allora ero un giovane aspirante pastore. Oggi, dopo 33 anni di ministero, vivo ancora con stupore questa esperienza che ogni volta presenta tratti sempre nuovi e diversi, molti dei quali impressi da fosche tinte drammatiche; altri così luminosi.

Già, il carcere, il foulachè in greco (lingua in cui è scritto il Nuovo Testamento, ndr), una parola che indica non solo un luogo di prigionia fisica, ma anche e soprattutto lo stato di totale schiavitù in cui si trova l’essere umano sopraffatto dal male. La Scrittura lo individua con il totale degrado, il punto più lontano da Dio raggiunto dall’uomo, prigioniero nella sua condizione di peccato: ‘l’ultimo degli ultimi’ in cui si trova ‘l’uomo ultimo tra gli ultimi’.

È in questo confronto con una condizione estrema che ho scoperto come il punto più profondo del pozzo in cui è precipitato l’essere umano, possa trasformarsi, attraverso il miracolo della fede, nella possibilità di Dio di agire e di salvare.

Lo vissi io, da bambino, tanti anni fa. L’ho vissuto ogni qualvolta il Signore mi ha permesso di incontrare i miei ‘fratelli’ tra le mura di una prigione. Per questo motivo ringrazio Dio di avermi fatto capire che non esistono vite inutili, non esiste storia umana che non abbia valore davanti agli occhi di chi non ha avuto timore di dismettere gli abiti della regalità e dell’eternità, per oltrepassare le sbarre di quel grande carcere, qual era diventata la sua terra, per ‘cercare e salvare ciò che era perduto’.

Scrive l’apostolo Giovanni: ‘La Parola si è fatta carne e ha abitato un tempo tra noi’, anche se ‘gli uomini hanno amato le tenebre piuttosto che la vita’ (Gv. 1:9-13; 14). E aggiunge inoltre l’apostolo Paolo, scrivendo ai Filippesi: ‘Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo… facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce…’ (Fil 2:5-11).

Ecco perché Dio invita ogni uomo e ogni donna a vivere la stessa ‘incarnazione’, fatta di condivisione della sofferenza e del dolore estremo, e di solidarietà. Attraverso gli sguardi sperduti di detenuti, il Signore si è manifestato e mi ha fatto conoscere amici con i quali condividerò per sempre il dono della libertà. Attraverso di loro ho imparato a conoscere e a vedere Gesù, il Buon Samaritano, il Salvatore del mondo”.