giovedì, dicembre 14, 2017
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La frequenza dei pasti influenza l’indice di massa corporea


Lo afferma una ricerca basata sulle informazioni raccolte dallo studio sulla salute degli avventisti, Adventist Health Study-2

ARnews/Notizie Avventiste – Uno studio condotto da ricercatori della scuola di salute pubblica della Loma Linda University, negli Stati Uniti, e della Repubblica Ceca ha scoperto che la tempistica e la frequenza dei pasti aiutano a capire se ci sarà perdita o aumento di peso in una persona.

Utilizzando le informazioni raccolte su gli oltre 50.000 partecipanti allo studio sulla salute degli avventisti, Adventist Health Study-2 (Ahs-2), i ricercatori hanno scoperto quattro fattori associati a una diminuzione dell’indice di massa corporea: consumare solo uno o due pasti al giorno; mantenere un digiuno notturno fino a 18 ore; consumare la prima colazione invece di saltarla; rendere la colazione o il pranzo il pasto principale della giornata. Se si mangerà molto a colazione si avrà una diminuzione più significativa dell’indice di massa corporea (Imc) rispetto a un’abbondanza di portate a pranzo.

Si avrà invece un aumento dell’Imc se si consumeranno più di tre pasti al giorno (gli spuntini sono stati considerati come pasti supplementari) e la cena diventerà il pasto più abbondante della giornata.

Per attuare una pratica strategia di gestione del peso, la ricercatrice Hana Kahleova raccomanda di consumare colazione e pranzo, saltare la cena, evitare gli spuntini, fare della colazione il pasto principale del giorno e digiunare di notte fino a 18 ore. Impegnata in un dottorato di ricerca alla Loma Linda University School of Public Health quando è stato condotto lo studio, la dott.sa Kahleova dirige la ricerca clinica per il Physicians Committee for Responsible Medicine a Washington, DC. Attualmente è in riposo sabbatico dall’Istituto di medicina clinica e sperimentale di Praga.

Per la dottoressa i risultati confermano un’antica formula nutrizionale: “Consuma una colazione da re, un pranzo da principe e una cena da povero”.

Lo studio “Meal frequency and timing are associated with Body Mass Index in the Adventist Health Study-2” è stato scritto da Gary Fraser, professore alla scuola di medicina e salute pubblica della Loma Linda University e direttore dell’Ahs-2 . È stato pubblicato in anteprima online il 12 luglio e apparirà nell’edizione di settembre 2017 del Journal of Nutrition.

Oltre a Fraser e Kahleova, il gruppo di ricerca includeva Jan Irene Lloren e Andrew Mashchak, entrambi biostatisti della scuola di salute pubblica della Loma Linda University, e Martin Hill, ricercatore presso l’Istituto di endocrinologia di Praga.

Fraser ha anche affermato che indipendentemente dal modello dei pasti, in media si è registrato un aumento di peso di anno in anno fino a quando i partecipanti hanno raggiunto i 60 anni di età. In seguito, la maggior parte dei partecipanti ha perso peso ogni anno.

“Prima dei 60 anni di età, coloro che consumavano calorie all’inizio della giornata registravano un minore aumento di peso”, ha affermato Fraser, aggiungendo che dopo i 60 anni, lo stesso comportamento tendeva a produrre una percentuale più elevata di perdita di peso rispetto alla media. “Nei decenni, l’effetto complessivo è molto importante”, ha concluso.

Gli studiosi hanno utilizzato una tecnica chiamata analisi della regressione lineare e hanno adeguato i risultati per escludere i fattori demografici e di stile di vita che potevano alterare i risultati.

Il testo integrale dello studio, sovvenzionato dal National Cancer Institute, dal World Cancer Research Fund e dal Ministero della Salute della Repubblica Ceca, è disponibile online.