domenica, gennaio 21, 2018
Home > Italia > Quando la fede cambia la vita degli atleti

Quando la fede cambia la vita degli atleti


Dalla calciatrice italiana diventata missionaria, al portiere brasiliano ritornato a giocare con un contratto che rispetta il suo giorno di culto.

Notizie Avventiste – Nei giorni scorsi i quotidiani nazionali hanno riportato la decisione di Elisa Mele di abbandonare il suo sport preferito per partire come missionaria in Africa, “per fare del bene agli altri”. Elisa è una calciatrice professionista che era già nel giro della Nazionale e con la sua squadra aveva vinto un campionato e altre competizioni. La scelta della giovane cattolica ha destato stupore e scalpore.

Non è la prima volta che giocatori all’apice della carriera cambino direzione alla propria vita con scelte religiose. I giornali ne hanno ricordati alcuni. Come per esempio Carlos Roa, portiere argentino che giocò in nazionale nei mondiali del 1998 e poi militò nel Maiorca, in Spagna. Nel 1999 vinse il trofeo Zamora come miglior portiere della liga spagnola. Poi scoprì la Bibbia, i suoi valori e decise di far parte della chiesa cristiana avventista. Proprio quando le quadre europee più importanti si interessavano a lui, lasciò tutto e trascorse un anno di riflessione, svolgendo  volontario nella chiesa. Poi ritornò sui campi di calcio, chiedendo nei contratti di non giocare il sabato, giorno di culto per gli avventisti, secondo le indicazioni bibliche. Ora è allenatore del portiere di una squadra messicana.

Ma vogliamo anche ricordare l’esperienza più recente del portiere emergente brasiliano, Carlos Vítor da Costa Ressurreição, che all’inizio del 2016 aveva rifiutato un vantaggioso contratto con una squadra di serie A per poter osservare il sabato come giorno di riposo, essendo diventato membro della chiesa cristiana avventista. L’annuncio aveva suscitato l’interesse dei media perché grazie alle sue parate, la squadra (il Londrina Esporte Clube) era salita dalla serie C alla serie B del campionato nazionale brasiliano.

Leggi anche: Brasile. Portiere di calcio rifiuta di giocare di sabato

“Sono in pace perché la mia vita è nelle mani di Dio”, aveva affermato all’epoca il giovane, “Se ci saranno squadre che rispetteranno le mie convinzioni, lo sport sarà sempre un’opzione valida. In caso contrario, il Signore mi ha già dimostrato in passato che si prenderà cura di me”.

Verso la fine dell’anno, ecco la svolta: un contratto con il Paraná Soccer Technical Center Club, o Pstc, squadra del Brasile meridionale. Forse la strada è stata spianata dal fatto che nel club lavorava un fisioterapista avventista e tutti conoscevano la sua osservanza del sabato come giorno di riposo settimanale.

“Dopo quanto era accaduto con la squadra precedente, non mi aspettavo di tornare in campo così presto”, ha affermato Ressurreição in un’intervista, “Non credevo possibile che qualcuno mi offrisse ancora la possibilità di giocare a calcio a livello professionistico”.

Aveva comunque deciso di pregare perché il suo sogno di portiere continuasse.
“Volevo seguire la mia fede ed essere anche una luce nell’ambiente calcistico”, ha spiegato, “Ma non ho mai contattato alcun club né agente per chiedere un posto di lavoro. Non ho parlato con nessuno, ho solo pregato”.

E per lui la chiara e inequivocabile risposta di Dio non si è fatta attendere. Il presidente del Pstc lo ha chiamato e gli ha offerto un contratto che comprendeva una clausola sul sabato libero. “Ho firmato subito”, ha aggiunto.

Per Ressurreição ciò che è accaduto è un miracolo che testimonia la potenza della preghiera.
“Oltre a pregare, non ho fatto niente per ottenere questo lavoro”, ha affermato, “Non ho dovuto neanche spiegare la mia fede perché nel club c’era già un fisioterapista avventista, quindi la squadra sapeva benissimo a cosa andava incontro”.

Per il portiere brasiliano “non c’è limite a ciò che Dio può fare”.