domenica, giugno 24, 2018
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Il percorso della libertà religiosa nella storia della Chiesa avventista

Le tappe più importanti e la stipula dell’Intesa ricordate a Roma.

Lina Ferrara – L’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (Uicca) ha celebrato i 90 anni della sua costituzione. Nel 1828 fu istituita con il nome di Unione di Missioni Italiana. Le tappe più importanti della sua storia sono state ricordate nel pomeriggio di sabato 9 giugno, presso la chiesa di Piazza Vulture a Roma.

Un power point ha presentato una panoramica generale: dall’arrivo del primo predicatore avventista in Piemonte, nel lontano 1864, all’apertura delle prime chiese, al diffondersi della denominazione in diverse regioni italiane, alla fondazione delle varie istituzioni (Facoltà di teologia, casa editrice, casa di riposo, ecc.), alla legge 516, all’8xmille, fino alle attività portate avanti oggi.

La documentazione di questo excursus storico è stata messa a disposizione da Giovanni De Meo, archivista della denominazione, che conserva e cataloga tutto il materiale prodotto dalla Chiesa. Il power point è stato anche curato da Dora Bognandi, direttore emerito del Dipartimento Affari pubblici e Libertà Religiosa (Aplr). Fondamentale nella ricerca storica della denominazione è il contributo prezioso del libro Granel di sale, del past. Giuseppe De Meo (Claudiana, 1980) che rimane ancora oggi l’unica pubblicazione sulla storia avventista in Italia, dagli esordi fino alla metà degli anni ’60.

È seguito il “question time”, che ha tenuto il pubblico incollato alle poltrone fin quasi alla fine, e suscitato diversi applausi spontanei. I pastori Giuseppe Cupertino, segretario dell’Uicca, e Davide Romano, direttore nazionale Aplr, si sono incrociati nell’intervistare il presidente della Chiesa mondiale, Ted N.C. Wilson e il pastore emerito Gianfranco Rossi. Le domande sono arrivate anche tramite internet.

L’intervista a Wilson
“Gli avventisti devono essere in prima linea nel fare amicizia con le persone senza abbassare il livello delle proprie convinzioni religiose”, ha affermato Wilson, riferendosi alla buona collaborazione che deve esistere con le organizzazioni e le confessioni religiose.

Riguardo alla sfida dell’immigrazione, ha riconosciuto che l’Italia è proprio uno dei Paesi che riceve e accoglie per primo i migranti. “La cosa migliore da fare è comunque seguire i percorsi regolari che sono disponibili” ha detto. Non volendo entrare nelle questioni politiche ha ricordato che “chiunque ha bisogno del vostro aiuto è il vostro prossimo”. Ha poi concluso: “Dio ci vede tutti allo stesso modo e dobbiamo riconoscere che siamo tutti rifugiati su questa terra. La nostra cittadinanza è nei cieli, dice la Bibbia. Lodiamo e ringraziamo Dio che interviene indipendentemente da chi siamo e da dove veniamo”.

Alla domanda sull’unità della chiesa avventista, sempre più multietnica e multiculturale, il presidente ha risposto: “L’unità può realizzarsi solo tramite Gesù Cristo. Il comitato plenario della Chiesa mondiale non può legiferare e con queste leggi determinare l’unità. Ma più ci avviciniamo a Cristo più ci avvicineremo gli uni agli altri”.

“Come avventisti” ha aggiunto “dobbiamo capire quali sono gli elementi essenziali della nostra fede” e ha esortato a “focalizzarsi su ciò che è veramente centrale e importante”.

Rossi ha ricordato l’Intesa
Il pastore Davide Romano ha delineato il clima religioso in Italia nella metà degli anni ’50, quando Gianfranco Rossi ha iniziato il servizio pastorale e l’attività di difensore della libertà religiosa. La parola è passata al pastore emerito che ha ricordato i primi incontri con le autorità per risolvere i problemi circa l’osservanza del sabato di lavoratori e studenti avventisti.

Ha raccontato dello scambio epistolare con l’on. Giulio Andreotti quando era Ministro della Difesa, per chiedergli di intervenire a favore di un giovane avventista di leva, che osservava il sabato. “Era stato denunciato al tribunale militare per disubbidienza” ha affermato Rossi “Allora ho scritto la lettera più forte della mia vita al Ministro della Difesa che era appunto Andreotti. Si è occupato molto bene del caso. Ha fatto diramare tre circolari alle tre forze armate per la libertà del sabato per i militari avventisti”. Così il giovane non è stato condannato ma assolto.

Rossi ha quindi scritto una lettera di ringraziamento al Ministro. Questa la risposta di Andreotti: “Chiarissimo dottore, la ringrazio per la sua lettera. Io non ho fatto che il mio dovere e penso che sarebbe assurdo contrastare l’assolvimento dei doveri religiosi dei giovani proprio mentre tutti riconosciamo che i mali peggiori del mondo derivano dalla irreligiosità e dall’ateismo”.

È stato proprio il presidente del consiglio Giulio Andreotti a decidere di stipulare le Intese con le confessioni religiose diverse dalla cattolica, ha ricordato il pastore emerito, applicando in questo modo l’art. 8 della Costituzione italiana. È stato lui anche a decidere la stipula dell’Intesa con la Chiesa avventista, grazie alla conoscenza che ha avuto della denominazione attraverso i molti scritti e i molti incontri con lui.

Dopo aver seguito il suo iter, l’Intesa è divenuta legge 22 novembre 1988, n. 516.

“Con la firma dell’Intesa” ha concluso Rossi, commosso “la piccola Chiesa avventista è entrata nella storia nazionale. È stato un evento straordinario dovuto alla fede dell’uomo e alla potenza di Dio. Proprio a Roma, centro della cattolicità, il Governo ha proposto, il Parlamento ha approvato e il Presidente della Repubblica ha promulgato la legge che regola i rapporti tra lo Stato italiano e l’Uicca. Nessuna comunità avventista nel mondo era riuscita ad ottenere una legge simile. La Chiesa italiana, composta soltanto di circa 5.000 membri adulti battezzati, ma determinata, è riuscita a realizzare un sogno che appariva umanamente impossibile e a lanciare così il suo messaggio morale e spirituale al popolo italiano. Dio sa fare dei miracoli anche nel nostro tempo. La fede, la sincerità e la dedizione di uomini e donne semplici sono state premiate”.