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Sono i bambini a subire le maggiori conseguenze del clima di violenza.

Liliana Anselmi/Notizie Avventiste – In occasione della Giornata del dialogo cristiano-islamico, si è svolto, giovedì 27 ottobre, presso la facoltà di economia dell’Università di Ancona, un incontro sul tema “Guerre e terrorismo”.

Sono intervenuti il past. Michele Abiusi, della chiesa cristiana avventista del settimo giorno di Jesi; e la dott.ssa Asmae Dachan, giornalista italo-n42-jesi-dialogo-cristiano-islamico-2016-1siriana. Ha moderato don Valter Pierini, responsabile per l’ecumenismo e il dialogo della chiesa cattolica di Ancona e Osimo.

Il past. Abiusi ha presentato un excursus storico sui danni perpetrati nel nome di Dio dal fanatismo religioso di cristiani, protestanti e ora di mussulmani. Danni dettati da una errata interpretazione del carattere di Dio e che nascondevano invece interessi che nulla avevano a che vedere con la religione. Il nome di Dio e il suo vero carattere venivano e vengono tuttora infangati e ciò è in pieno contrasto con la descrizione che la Bibbia e il Corano fanno di Dio: lo definiscono infatti “clemente e misericordioso”.

Parlando del terrorismo, la dott.ssa Dachan ha espresso profondo rammarico per il mancato rispetto del valore della vita, propria e degli altri.

Troppo spesso, ha affermato la dottoressa, ci nutriamo del sentito dire, e altrettanto spesso l’informazione è distorta. Occorre una maggiore e sana informazione oltre all’impegno di conoscere maggiormente per evitare pericolosi pregiudizi.

Inoltre A. Dachan ha asserito che “il danno maggiore, in questo fondamentalismo islamico che si nasconde dietro un falso ordine di Allah, lo subisce, senza negare gli atti terroristici perpetrati in Europa, lo stesso popolo islamico senza rendersene conto purtroppo, non solo per la violazione dei diritti umani, ma soprattutto per la violenza inaudita contro le donne e i bambini del loro stesso paese”.

La causa del fondamentalismo? Ignoranza e presunzione di essere nel giusto mentre tutti gli altri sono nell’errore: tutto questo porta a considerare l’altro un nemico.

“Il pericolo maggiore”, ha continuato la dottoressa, “lo corrono i nostri bambini, sottoposti ogni giorno a questo clima di violenza: come possono crescere e sviluppare le loro menti in questo ambiente?”. È una domanda basilare.

Quale potrebbe essere il rimedio: innanzi tutto il ripristino del valore della vita che in questi ultimi tempi viene calpestata. Un sano e sereno dialogo, scevro dai pregiudizi, che porti a conoscersi e rispettarsi nelle proprie e altrui sensibilità e cultura, considerando e facendo propria la consapevolezza di essere tutti  figli delle stesso Padre, che si chiami Dio o Allah.

L’incontro si è svolto in un clima sereno e di interscambio di domande tra i vari interlocutori. Domande che hanno suscitato interesse e soprattutto aperto la possibilità di ulteriori dialoghi. I presenti hanno apprezzato gli argomenti trattati e il rispetto reciproco dimostrato.

 

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