domenica, maggio 27, 2018
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Giovani che bevono

Roberto Iannò – Fiumi di inchiostro scorrono ogni anno per denunciare l’eccesso di consumo di alcol da parte di giovani e minori. Ci si domanda dove sono le figure adulte che dovrebbero educare i giovani e se non si dovrebbe aumentare l’età o modificare l’orario per la vendita di bevande alcoliche.

Ricordiamo bene i casi di coma etilico tra minorenni all’inizio di questo anno. Ho apprezzato l’analisi sociologica ed educativa di un editoriale che ho letto in quei giorni su un quotidiano nazionale di ispirazione cristiana che titolava: Troppi casi di coma etilico. Giovani che bevono troppo, genitori senza risposte. Condividendo gli interrogativi che l’autore poneva alla società, così come ai genitori, ho accolto il suo invito a sensibilizzare tutte le agenzie educative in merito al problema dell’abuso di alcol tra i giovani.

Eppure, lavorando da anni dell’ambito dell’educazione, e in modo particolare con i più giovani, mi sono reso conto che quel titolo, in qualche modo, proponeva una soluzione palliativa ma non radicale. Perché il problema non è l’abuso del consumo di alcol. Ma l’uso. L’argomento da affrontare, tutti i giorni e non soltanto una volta l’anno, ha a che fare con i “Giovani che bevono”. Punto e basta! Sì, perché il problema va affrontato alla radice. Non è un problema di quantità, bensì di sostanza. E questo per una serie di argomentazioni che proverò a elencare sinteticamente, e che spesso il mondo adulto dimentica:
– L’alcol è una droga, secondo la classificazione dell’Oms (European Status Report on Alcohol and Health, 2010).
– L’alcol è una “droga legalizzata”, secondo l’ufficio delle Nazioni Unite per le droghe e i crimini, rispetto, ad esempio, all’eroina che è una droga non legalizzata (Unodc, World Drug Report 2012, Onu).
– L’alcol è cancerogeno.
– L’alcol, essendo dannoso in quanto droga e cancerogeno, anche una sua singola molecola contenuta negli alcolici lo rende dannoso.
– L’alcol, essendo una sostanza psicoattiva, non ne possiamo mai raccomandarne l’uso, neppure in forma limitata. Non si tratta di moderazione: l’alcol è sempre tossico per la cellula (prof. Vescovi, direttore sezione di alcologia clinica, Università di Parma).
– L’alcol, essendo una droga, non se ne può raccomandare una quantità raccomandabile o sicura, perché sarebbe improprio visto che è una sostanza tossica (Iss, Oss. Naz. Alcol-Cnesps, Sia, Oms, al., Guida utile all’identificazione e alla diagnosi dei problemi alcol-relati. Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali 2009).
– L’alcol è la prima causa di morte tra i giovani sotto i 24 anni, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Più delle droghe illegali. Più dell’uso delle armi. Più degli sport estremi.

Da quando ho imparato queste cose, nel parlare ai giovani, ma anche agli adulti, devo essere quanto più onesto e obiettivo possibile. E ogni adulto, in quanto educatore e modello verso i più giovani, è chiamato a inviare segnali chiari in merito a questo argomento. Non possiamo parlare di consumare meno alcol, bensì di non assumerne. Pur lasciando a chi ci sta ascoltando la libertà di farne uso o meno, siamo chiamati a far crescere la sua consapevolezza in merito al consumo alcol, cioè: consumare alcol significa fare uso di un tipo particolare di droga.

Credo che il compito di ogni adulto sia quello di aiutare i giovani ad aumentare la loro consapevolezza in merito alle scelte che compiono, per saperne valutare bene non solo i rischi che corrono, ma anche comprenderne la loro natura.

Credo che il compito di ogni adulto sia quello di affrontare l’argomento a partire dalla propria vita. A partire da oggi. Da ciò che berremo a tavola. Da cosa ordineremo in pizzeria o al ristorante. Da come festeggeremo il Capodanno o una cerimonia di laurea. Da quello che metteremo, da ora in poi, dentro i nostri bicchieri. Perché l’alcol non è un problema di abuso. Ma del suo uso, in quanto tale.

 

Guarda anche il video “Alcol, miti e danni alla salute, del dott. Franco Berrino, epidemiologo di fama mondiale, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, direttore scientifico del mensile Vita e Salute.