sabato, dicembre 16, 2017
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Il contributo avventista alla discussione dell’ONU sull’estremismo religioso

Adventist-united-nations-Symposium-feb17Il secondo simposio annuale ha riunito i principali attori della comunità internazionale per un franco dibattito sulla tragedia della violenza e del genocidio perpetrata sotto la bandiera della fede.

Non è la religione in sé, ma una comprensione alterata della religione ad alimentare l’estremismo violento. Lo ha affermato il dott. Ganoune Diop, direttore del dipartimento Affari pubblici e Libertà religiosa (APLR) della Chiesa cristiana avventista mondiale, nel corso di un convegno delle Nazioni Unite, all’inizio del mese. All’evento, tenutosi il 1° febbraio presso il Segretariato delle Nazioni Unite a New York, hanno partecipato circa 130 rappresentanti di varie agenzie delle Nazioni Unite, insieme con le organizzazioni religiose e non governative, per discutere il ruolo della religione e dei gruppi religiosi negli affari internazionali.

Nel suo intervento, G. Diop ha contestato la “generalizzazione semplicistica” secondo cui la religione e la fede religiosa abbiano la responsabilità di condurre alla violenza estremista. Attraverso la storia e la teologia, ha tracciato un collegamento tra la comprensione che le persone hanno di Dio e il modo in cui si relazionano con gli altri esseri umani. La violenza trova terreno fertile in “qualsiasi religione o ideologia che strumentalizza le persone, che non riesce a riconoscere la sacralità della vita umana e la dignità di ogni individuo, o che si rifiuta di riconoscere la libertà degli altri”, ha affermato.
Ha poi aggiunto che la violenza estremista è anche sostenuta da una prospettiva teologica che privilegia le idee o gli oggetti al di sopra del rispetto e dell’attenzione verso l’altro. “Gli esseri umani sono più importanti di oggetti o luoghi”, ha affermato, “Sono più importanti di cattedrali, chiese, moschee o santuari”.

G. Diop ha chiesto un maggiore impegno internazionale nel sostenere la libertà di religione o di credo, nell’accettare la “dignità della differenza” e nella “cura dell’integrità fisica, emotiva e spirituale di ogni essere umano”.

In un’intervista, il responsabile APLR ha affermato che è importante per gli avventisti partecipare attivamente alla discussione pubblica su come scoraggiare la violenza a sfondo religioso. Ha poi aggiunto che la Chiesa può dare un contributo importante, sia pratico sia teologico, soprattutto nella promozione della dignità umana. Ha citato come esempio la fede della denominazione nella dottrina biblica della creazione, secondo cui ogni persona è fatta a immagine di Dio. “Questo ci dà una comprensione particolare dell’unicità della famiglia umana”, ha precisato.

Inoltre, G. Diop ha indicato il “portafoglio internazionale di servizi” della Chiesa, che comprende l’istruzione, la spiritualità, la salute e l’assistenza umanitaria. Tutte queste istituzioni e servizi, ha detto, parlano dell’impegno nel migliorare la vita delle persone e nell’affermare il valore di ogni essere umano.

Al simposio sono intervenuti anche Adama Dieng, consigliere speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio; Zainab Hawa Bangura, rappresentante speciale del segretario generale dell’ONU sulla violenza sessuale nei conflitti; e John Esposito, professore di religione e affari internazionali alla Georgetown University. Il dipartimento Affari pubblici e Libertà religiosa della Chiesa cristiana avventista mondiale è stato uno degli organizzatori del simposio, insieme alla Inter-Agency Task Force delle Nazioni Unite per l’impegno con le organizzazioni religiose.

La presentazione di Diop e gli interventi degli altri relatori si possono visualizzare negli archivi webcast delle Nazioni Unite.