domenica, maggio 27, 2018
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Daniele in breve. Soltanto io

Francesco Zenzale – “Soltanto io, Daniele, vidi la visione; gli uomini che erano con me non la videro, ma un gran terrore piombò su di loro e fuggirono a nascondersi. Io rimasi solo, a contemplare quella grande visione” (Da 10:7-8).

Quella del profeta Daniele è un’esperienza intima e personale, com’era la sua relazione con Dio. Gli uomini che erano con lui, “non la videro”, ma ebbero la percezione che qualcosa di sovrannaturale stesse succedendo, a tal punto che ebbero “un gran terrore” e “fuggirono a nascondersi”. Possiamo cogliere un’esperienza simile nella conversione di Paolo sulla via di Damasco. Il testo dice: “Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno” (At 9:3-7 Cei).

Gesù apparve a Daniele come un uomo sovrannaturale, nella sua attività sacerdotale e straordinariamente folgorante. A Paolo si presentò avvolgendolo di una luce accecante e facendo udire sua voce. Ma soltanto Daniele e Paolo videro la visione. L’entourage provò terrore e disorientamento. Una reazione che si colloca nell’ambito dell’umana esistenza e nell’impenetrabilità della teofania (cfr. Nu 12:5-8). Era come se fossero ciechi e sordi. In realtà lo erano in senso figurato, partecipativo e spirituale.

Nel corso degli anni, Daniele aveva imparato a “vedere Dio” e a conoscere la sua voce e la sua volontà. Nel tempo aveva acquisito un profondo senso di abbandono in colui che lo amava, di cui era profondamente compiaciuto (cfr. Da 9:23). Anche Paolo amava il Signore con sincerità. Nel suo intimo, era profonda la percezione di Dio e della sua presenza, ma a causa dell’ambiente religioso in cui era cresciuto, aveva una conce distorta del Messia e della sua volontà. Credeva di essere il guerriero di Dio, di far parte dell’esercito del Signore. Lo era, ma non secondo le intenzioni di Dio. Lo divenne dopo la conversione.

Gli insegnamenti che possiamo trarre da queste due esperienze indicative sono molteplici: fra le tante l’importanza della relazione personale con Dio, che non può essere data o presa in prestito. Ciò significa che gli altri, a causa della loro diversa sensibilità spirituale ed esperienziale, non possono “vedere e udire” o “cogliere e vivere” la nostra intima e segreta relazione con Dio.

Soltanto Daniele e Paolo potevano cogliere la presenza di Gesù. Perché il modo in cui Dio si rivela a una persona è diverso rispetto a un’altra. E questo per un motivo molto semplice: la percezione che uno ha del sacro e l’esperienza di vita sono differenti. Ciò significa che non possiamo testimoniare di un’esperienza vissuta da Paolo, di Daniele o di qualsiasi credente. Semmai possiamo collegarci e trarre delle lezioni, ma ciò non vuol dire che esponiamo il nostro vissuto in Cristo. In altre parole, esporre la Bibbia per argomenti non implica necessariamente uno stile di vita centrato sulla persona del risorto. Gesù congedò l’uomo dal quale erano usciti i demoni, che gli chiese di restare con lui, dicendogli: “Torna a casa tua e racconta quello che Dio ti ha fatto” (Lu 8:38-39 Cei).

Un altro insegnamento riguarda in nostro modo di vivere il sacro e la reazione alla manifestazione di Dio nella nostra vita. Ci vorrebbe un’eloquente dissertazione per esporre questi aspetti. In queste poche parole mi limito a evidenziare che la religiosità è figlia della cultura, del contesto in cui siamo cresciuti ed educati; quindi è contraddistinta dall’espressività liturgica, rituale, formale e non necessariamente spirituale e cristocentrica o evangelica. Questo, chiaramente, definisce la reazione che si potrebbe avere qualora Dio si manifestasse nella nostra vita. Daniele cadde per terra senza forza e sfigurato nel viso (cfr. Da 10:8) e Paolo fu abbagliato dalla presenza di Gesù. All’opposto, i presenti non videro nulla, furono afferrati dal terrore, fuggirono e rimasero impressionati.

Nel giorno in cui Gesù ritornerà in gloria, vi saranno due categorie di persone. I credenti che esulteranno e acclameranno il loro redentore (cfr. Ap 11:17; 19:6-7) e gli empi che diranno “ai monti e alle rocce: ‘Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira. Chi può resistere?’” (Ap 6:15-17).

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