lunedì, giugno 25, 2018
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Daniele in breve. Osservazioni generali su Daniele 10 – 12

Francesco Zenzale – “Ascoltate ora le mie parole; se vi è tra di voi qualche profeta, io, il Signore, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno” (Nu 12:6).

I capitoli da 10 a 12 di Daniele formano un’unità composta da tre elementi. Il primo elemento è rappresentato dal capitolo 10, che funge da introduzione al capitolo 11. In esso possiamo cogliere una surreale descrizione di Dio e del suo agire in una realtà a noi inaccessibile se non per fede.

Il secondo elemento della visione (da 11:2 a 12:4) riguarda le drammatiche vicende dell’undicesimo capitolo, le quali riproducono, con dovizie di particolari, esperienze già descritte nei capitoli 7 e 8. Diversamente dalle precedenti visioni, i regni-imperi-istituzioni che hanno avuto che fare con il popolo di Dio nel corso della storia, non sono rappresentati mediante metalli, animali feroci e domestici deformati, ma da commistioni e sconvolgimenti politici e militari. Anche in questo capitolo come nell’ottavo, i fatti descritti suscitano nel profeta l’ansiosa domanda: “Quando sarà la fine di queste cose spaventevoli” (Da 12:6; cfr. 8:13). Dio risponde a Daniele, dicendogli: “sono cose che concernono il tempo della fine» (12:4,9; cfr. 8:19).

Il terzo elemento (Da 12:5-13) conclude sia i capitoli 10 e 11, sia il contenuto del libro di Daniele. L’ultima visione è stata accordata a Daniele due anni dopo il ritorno dei giudei da Babilonia. In quest’ultima parte, è saggio rilevare quanto sia importante la nozione del  “tempo della fine”. Le visioni sono nascoste e sigillate perché riguardano il tempo della fine (Da 12: 4, 9). Il quale sarà preceduto dalla comprensione delle profezie in esso contenute (Da 12:4), da un “tempo di angoscia” e dall’intervento di “Michele, il gran capo”, che coinciderà con la resurrezione dei morti e con il giudizio (Da 12:1-3). È sorprendente come il pensiero di Gesù sia in linea con quanto sopra evidenziato. Nel suo discorso profetico, riscontriamo l’invito a prestare attenzione al libro di Daniele (Mt 24:15). E, nel Vangelo di Luca, Gesù fa presente che il suo ritorno sarà preceduto da una serie di eventi che arrecheranno una profonda angoscia (Lu 21).

Questi tempi angosciosi culmineranno col trionfo del regno di Dio e dovrebbero indurci a osservare la nostra esistenza non come un modus vivendi temporaneo e fugace, ma infinito: morte eterna o vita eterna (Da 12:2-3).

Perciò, Gesù ci affida il seguente avvertimento: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lu 21:34 36).

“Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge” (De 29:28).