lunedì, febbraio 19, 2018
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Daniele in breve. L’ordine di restaurare Gerusalemme

Francesco Zenzale – Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane e sessantadue settimane; essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi” (Da 9:25).

Non è facile accettare che Israele, il popolo amato, dopo un lungo periodo di speranza messianica, arrivasse all’appuntamento impreparato e osteggiando il Messia. Il prezzo di tale atteggiamento fu elevato: si concluse con la perdita dell’elezione. Non sarebbe più stato chiamato “mio popolo” (ammi), bensì “non mio popolo” (lo-ammi), ma in virtù della misericordia di Dio avrebbe ottenuto “compassione” (ruhamah); e tutti coloro che avrebbero accettato Gesù Cristo sarebbero stati chiamati “figli del Dio vivente” (Os 1 e 2; Ro 9:25-26).

In quale periodo storico accadde tutto ciò? Quando Israele finì d’essere la nazione eletta? Il testo introduttivo indica l’emanazione di un decreto relativo alla restaurazione di Gerusalemme come punto di partenza dei 490 anni.

Su questo aspetto, gli studiosi avanzano diverse soluzioni secondo la posizione teologica e la comprensione della profezia. Lo spazio a nostra disposizione è molto relativo e pertanto mi trovo nella condizione di offrirvi quella più accreditata e sostenuta dalla Parola di Dio. Secondo la Scrittura, Ciro, l’unto dell’Eterno (cfr. Is 44:28; 45:1, 13), sarebbe stato colui che avrebbe dato inizio a un percorso caratterizzato, in primis, dal rimpatrio con la costruzione del tempio e, di seguito, con la riedificazione di Gerusalemme.

Il primo decreto fu emanato nel 538 a.C. (cfr. Ed 1). Ciro ordinò la fine dell’esilio per gli Ebrei e autorizzò la ricostruzione del tempio. Questa fu interrotta dai nemici di Giuda e Beniamino (Ed 4:1-5), per poi riprendere nel 520 a.C. con il decreto di Dario Istape (Ed 6:1-12). Sempre sotto il regno persiano, nell’autunno del 457 a.C., Artaserse I Longimano ordinò la ricostruzione di Gerusalemme, inserendo nell’ordinanza il diritto legislativo, giuridico ed esecutivo (Ed 7:12-26). Ciò significa che l’anno 457 a.C. costituisce il punto di partenza delle Settanta settimane d’anni, che defluiscono nell’anno 34 d.C.

Questo periodo storico, secondo la profezia, sarebbe stato caratterizzato da alcuni eventi significativi. La costruzione di Gerusalemme in “tempi angosciosi” (Ne 1:1-4; 4:7,8). L’apparizione del mashiach – nagîd, “l’unto capo o principe”, la sua soppressione (Da 9:25,26), che sarebbe avvenuta nel mezzo di una settimana d’anni. Il patto che avrebbe stabilito con molti, ponendo fine al rituale ebraico (v. 27).

In breve:
– 7 settimane, cioè 49 anni, per la costruzione di Gerusalemme. Questo periodo si conclude nel 408 a.C.
– 62 settimane, cioè 434 anni, fino all’unzione/battesimo dell’Unto dell’Eterno, il Messia. Siamo nel 27 d.C.
– 1 settimana, cioè 7 anni, nel mezzo dei quali l’unto sarebbe stato soppresso o ucciso.
– Dopo la morte del Messia, restano 3 anni e mezzo di grazia per il popolo d’Israele come nazione eletta. In questo periodo gli apostoli esortano gli abitanti di Gerusalemme ad accettare Gesù come Messia (At 1:8; 2:35-38). In risposta a questo caloroso appello, nel 34 d.C. il Grande Consiglio giudeo lancia una grande offensiva contro i cristiani e lapidano Stefano.

Perseguitati, i cristiani si disperdono e rivolgono il messaggio della salvezza ai gentili (At 7:54-57; 8:1,2). I 490 anni finiscono, Israele cessa di essere il popolo eletto. Nasce l’Israele spirituale, il nuovo popolo e, ad Antiochia, i discepoli di Cristo (giudei e gentili) “per la prima volta furono chiamati cristiani” (At 11:26).