lunedì, febbraio 19, 2018
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Daniele in breve. Coordinate profetiche e spirituali

Francesco Zenzale – La Bibbia è un insieme di libri e di lettere straordinarie di una superiorità inestimabile rispetto a tanti altri testi dell’Antico Oriente, scritti nel medesimo periodo.

È definita parola di Dio, perché il coordinatore è Dio. È stata ispirata da Dio nel corso degli eventi storici e culturali che hanno caratterizzato gli autori e i protagonisti in essa presenti. Ciò significa che non esiste una collana (66 libri) così impregnata di umanità e spiritualità come la Bibbia.

Rispetto a qualunque testo classico, storico o letterario, la raccolta è stata realizzata nel corso di 1.500 anni circa, firmata da circa 40 autori di ogni estrazione sociale e culturale. Si parte con Mosé, il liberatore d’Israele, il profeta e il legislatore di Dio, vissuto intorno al 1.400 a.C.; si percorrono i tortuosi sentieri del popolo d’Israele con i profeti e scrittori Salomone, Davide, Isaia, Geremia, Daniele, Amos, ecc.; per arrivare ai firmatari del Nuovo Testamento, Matteo, Marco, Luca, Paolo, fino a Giovanni, apostolo, profeta apocalittico e dell’amore.

Uomini e donne che hanno contrassegnato la storia del popolo di Dio e della salvezza, illustrandola e raccontandola in sintonia con il loro “sitz im liben”, l’ambiente storico-culturale nel quale l’autore è vissuto e il testo biblico è stato redatto.

Sessantasei libri unici, inseparabili e di una attualità concettuale, non applicativa, che solo colui che li ha ispirati poteva imprimere. Umanità, verità, amore, misericordia, consolazione, speranza, veicolate attraverso la poesia, la prosa, l’iperbole, le metafore, e così via. La Bibbia, somiglia a una piccola biblioteca e contiene un’infinità di forme o generi letterari, tra loro spesso mescolati anche all’interno di uno stesso libro. Ma il genere letterario che maggiormente attira il lettore è quello profetico apocalittico, caratterizzato da simboli, visioni, coordinate cronologie, ecc.

Il libro di Daniele fa parte di questa categoria letteraria, in particolare i capitoli da 7 a 12. In essi, troviamo diverse profezie cronologiche e transitorie (cfr. Da 7:25; 8:14; 9: 24; 12:11-12). Indubbiamente, il più lungo periodo profetico è costituito dalle 2.300 sere e mattine (2.300 anni), delle quali, il Signore aveva riservato 490 anni a Israele in funzione dell’evento messianico (cfr. Da 8:14; 9:24). Entrambe le profezie costituiscono un tutt’uno. Infatti, defluiscono in due eventi inseparabili: la prima e la seconda venuta di Cristo. L’unto dell’Eterno che, facendosi uomo, incarna la volontà salvifica di Dio, e il suo ritorno in gloria e in potenza per inaugurare il regno di Dio (cfr. Eb 9:27-28).

Nella prima parte della profezia, è il popolo dell’Antico Testamento che è invitato a prepararsi per l’evento messianico. Nella seconda parte, allo scadere dei 490 anni, è l’ecclesia che è sollecitata a predisporsi spiritualmente per l’evento escatologico, soprattutto nell’ultima fase della storia dell’umanità, iniziata alla fine dei 2.300 anni, ovverosia intorno al 1844 d.C., considerando come rifermento di partenza il decreto di Artaserse I, nel 457 a.C.

Un altro elemento che accomuna queste due profezie cronologiche e spirituali è il prorompere del resto, o residuo o rimanente, preceduto da una serie di eventi angosciosi, illegali, persecutori, ecc. (cfr. Is 10:20-21; Mi 2:12; Ag 1:12; Ro 9:27; 11:5; Ap 3:2; 12: 13-18).

In considerazione di quanto sopra espresso, l’appello che il Signore ha rivolto al residuo d’Israele in Daniele 9:24, ci coinvolge pienamente. Pertanto lasciamoci sollecitare dal Signore con le seguenti parole: “Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino” (Ap 1:3, Cei 74; cfr. Mt 24:42; Lc 21:36).