domenica, giugno 24, 2018
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Avanti mafia! Perché le Mafie hanno vinto

La presentazione in anteprima nazionale del libro di Saverio Lodato nella settimana della legalità. Di Matteo: “ha interrotto un silenzio assordante”. La sintesi di Radio Voce della Speranza.

Daniele Amodeo – Il 27 maggio, presso l’atrio “Paolo Borsellino” della biblioteca Casa Professa di Palermo, si è svolta la presentazione del libro “Avanti mafia! Perché le Mafie hanno vinto” (edizioni Acfb-Corsiero) scritto da Saverio Lodato, giornalista, scrittore ed editorialista di Antimafia Duemila, da sempre impegnato a raccontare e a denunciare i fatti di mafia sin dalle stragi del ’92 e del ’93. Il libro è una raccolta di articoli che l’autore ha scritto dal 2012 al 2018 per il quotidiano online Antimafia Duemila e che ha deciso di raccogliere in un’unica opera.

È un caldo pomeriggio di sole. Palermo è piena di turisti che ammirano le opere della città. Ma altrettanto pieno di gente è l’atrio che ospita la presentazione. Dopo una bonifica da parte dell’unità cinofila, per chiari motivi di sicurezza, possiamo entrare.

La gente si accomoda in attesa degli ospiti. I primi ad arrivare sono Lunetta Savino, attrice che nel 2016 ha interpretato il ruolo di Felicia Impastato nell’omonimo film, e Carmelo Galati, attore palermitano ultimamente impegnato nella serie televisiva “La mafia uccide solo d’estate – La serie”. Questi due attori leggeranno alcuni passaggi tratti dal libro di Lodato. Arriva anche Pierfrancesco Diliberto (in arte Pif), attore, regista e conduttore, anche lui impegnato a raccontare la mafia attraverso i suoi film “La mafia uccide solo d’estate” e “In guerra per amore”. Arrivano successivamente il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, seguito dalla scorta che ormai lo accompagna dal ’93, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il protagonista della serata, Saverio Lodato.

È tutto pronto, ci siamo. Possiamo iniziare.

Pif
Dopo una prima lettura da parte di Lunetta Savino, la parola va a Pif. Il regista inizia con una domanda che rivolge a se stesso riferendosi al suo impegno antimafia, e che gira anche a noi presenti: “Ma chi me lo fa fare? Voi, perché non siete andati a Mondello a mangiare un gelato?”. Continua Pif: “Ogni 23 maggio vado a Palermo per ‘festeggiare’ e ogni anno capisco qualcosa. Quest’anno ho capito che faccio quello che faccio perché ogni 23 maggio, alle 17.58, voglio avere la coscienza pulita”.


Nino Di Matteo

La parola va al magistrato Nino Di Matteo: “Saverio Lodato ha interrotto un silenzio assordante, rotto raramente da pochi giornalisti che con molte difficoltà hanno tentato di seguire i fatti”. “Saverio Lodato” ribadisce “è stato ed è uno di questi”.

“Negli anni fotografati dal libro mi è sembrato di assistere a una lotta tra i pochi che ancora pensano, e vorrebbero agire in favore di una verità completa in merito alle stragi, e chi ha portato avanti, riuscendo a penetrare nell’opinione pubblica, un atteggiamento negazionista che mira a ridurre la questione mafiosa soltanto a una ‘semplice macelleria criminale’, o a quelle manifestazioni tipiche come le estorsioni, il traffico di droga e i fatti di sangue, negando che oltre a questi gravi fatti c’è ancora di più”.

“Lodato è stato uno dei pochi che ha seguito fin dall’inizio le cronache del processo parlandone positivamente quando molti altri ne parlavano soltanto per ‘sbeffeggiare’. Il sostituto procuratore si riferisce alla sentenza “Trattativa Stato – Mafia”, di cui è stato l’accusa insieme ai pm Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi e per la quale è stata pronunciata la sentenza in primo grado lo scorso 20 aprile. “La sentenza ha avuto una valenza storica” afferma Di Matteo “perché per la prima volta davanti a una Corte d’Assise è stato accertato che mentre il paese viveva un momento drammatico a causa delle stragi, la parte del paese chiamata a governare, trattava con cosa nostra, subendone i ricatti”. “Nella ricerca della verità” conclude il magistrato “queste cose non possono passare inosservate. Per affidare un paese libero ai nostri figli, dobbiamo noi, adesso, dimostrare schiena dritta e coraggio”.

Leoluca Orlando
La parola va a Leoluca Orlando, il quale dice di avere grande fiducia nel futuro. “Credo ci sia una straordinaria antimafia popolare qui a Palermo, soprattutto nei quartieri popolari e nelle borgate più che nel centro”. “La città deve diventare” conclude Orlando “una città ‘leggera’, dopo tanti anni ‘pesanti’. Perché come diceva Calvino: la leggerezza è di chi ha valori forti e la pesantezza è di chi ha valori deboli e malati”.

Saverio Lodato
Dopo altre letture degli attori Carmelo Galati e Lunetta Savino, interviene Saverio Lodato che dice di essere emozionato, imbarazzato e contento di trovarsi nella biblioteca Casa Professa: “Proprio in questo luogo vidi e ascoltai per l’ultima volta la viva voce di Paolo Borsellino, che quella sera ricordava la scomparsa del collega e amico Giovanni Falcone. Di lì a poco, un’altra tragedia però avrebbe colpito proprio lui”.

“Abbiamo passato ventisei anni a incontrarci, a riunirci, a chiedere verità e giustizia all’indomani di ognuna delle tragedie avvenute in questi anni” continua Lodato “ventisei anni per ripetere sempre le stesse cose e non riuscire a fare passi avanti. Quest’anno, finalmente, possiamo dire che c’è una sentenza della Corte d’Assise che ha messo nero su bianco quello che ormai sapevano e sappiamo tutti, e cioè le complicità enormi dello Stato nella storia della mafia e viceversa”. Conclude il giornalista: “Le vite dei due magistrati sono state brevi, ma sono andate dritte allo scopo: con la mafia non si deve convivere!”.

Termina così una giornata ricca di emozioni, di coraggio, di onestà, di verità, di legalità e di tutte le cose sane e belle della vita. La gente applaude a queste persone che, in maniera diversa, hanno speso il loro tempo, la loro esistenza, le loro energie per la libertà e la giustizia.

Torniamo a casa con un po’ di speranza e di coraggio in più. Perché, come ha detto Giovanni Falcone: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”. Bisogna crederci e impegnarsi personalmente dando il personale contributo alla causa.

Ascolta il servizio di Radio Voce della Speranza

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