domenica, giugno 24, 2018
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Apocalisse in breve. Smirne

NA - Notizie AvventisteFrancesco Zenzale – La seconda chiesa cui è rivolto un messaggio è Smirne (Ap. 2:8-11), l’attuale Izmir, terza città della Turchia, ricostruita da Lisimaco, generale di Alessandro. Città portuale situata a nord di Efeso, in fondo a un golfo ben protetto, divenne uno dei porti più prosperi della costa. Gli abitanti di Smirne avevano costruito un sontuoso tempio, dedicato all’imperatore Tiberio. A capo della comunità cristiana di Smirne vi era il discepolo di Giovanni, Policarpo, morto martire nel 156. Ireneo di Lione era nativo di Smirne.

Il Signore si presenta come “colui che è il primo e l’ultimo, che fu morto e tornò in vita” (v. 8) e conclude con l’invito a evitare la morte seconda, ovvero la perdita della vita eterna: “Chi vince non sarà colpito dalla morte seconda” (v. 11; cfr. Ap 20:4-6).

È il Gesù della croce, della sofferenza, ma anche il Gesù risorto, che parla a una comunità perseguitata e sofferente. Infatti, la chiesa di Smirne rappresenta il secondo periodo della storia della Chiesa, quello delle persecuzioni imperiali che si conclusero nel 323 d.C. La lettera evoca l’epoca tragica dei martiri cristiani che, pur se incarcerati, perseguitati e uccisi, rimasero fedeli fino alla morte: “Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita” (v. 10). Ci sono state 10 persecuzioni fra il regno di Traiano e quello di Diocleziano. La peggiore avvenne sotto Diocleziano e durò esattamente 10 anni: dal 303 al 313 (data dell’editto di Milano). L’imperatore ordinò che le comunità cristiane fossero sciolte, le loro chiese demolite e i manoscritti biblici bruciati.

Il nome greco “Smurnêi” amarezza, esprime perfettamente quello che questi due secoli di persecuzioni e sofferenze furono per la chiesa, ma anche il nostro vivere faticoso. La vita non è poi così semplice e lineare, spesso è alquanto sinuosa. È saggio vivere nella consapevolezza “che siamo nel mondo, ma non del mondo” (Giovanni 17:11-16) e che il mondo ama ciò che è suo e odia ciò che non lo è (Giovanni 15:18-19). Pertanto, ciò che è veramente importante è che ridiamo un senso alla nostra esistenza e lo realizziamo per quanto possibile, avendo lo sguardo rivolto al risorto, a colui che siede alla destra del Padre, e cercando di concludere la nostra vita terrena nella beata speranza della risurrezione.

Parlando della nuova vita in Cristo, l’apostolo Paolo scrive: “Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio” (Colossesi 3:1-3).

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