giovedì, dicembre 14, 2017
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Aids. La Chiesa continua a lavorare con le persone colpite dalla malattia

Dal 2002 è attivo un dipartimento specifico che realizza progetti in Africa e nel mondo.

Ann/Notizie Avventiste – Oltre 35 anni di lotta all’Aids, ma la malattia continua a mietere vittime. Nel 2016 sono stati circa un milione i decessi nel mondo. Nonostante siano stati raggiunti risultati incoraggianti nella ricerca e nella messa a punto di farmaci contro il virus Hiv, resta ancora molto da fare.

Nel 2001 le persone affette da Aids nel mondo erano 30 milioni; nel 2016 sono salite a 36,7 milioni. L’aumento dipende in parte dal fatto che i malati vivono più a lungo grazie al trattamento anti-retrovirale. Sono invece diminuite le nuove infezioni (3,4 milioni nel 2001; 1,8 milioni nel 2016), e i decessi (1,9 milioni nel 2001; 1 milione nel 2016). La stragrande maggioranza di sieropositivi e malati conclamati (25,6 milioni) vivono nel continente africano.

Nel novembre 2002, la Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno mondiale ha istituito il Ministero avventista internazionale per l’Aids (Aaim), per affrontare le questioni correlate all’epidemia di Hiv (teologiche, morali, sociali, fisiche, mediche, economiche, ecc).

Aaim realizza, in Africa e nel mondo, numerosi programmi educativi per sensibilizzare le popolazioni e le comunità sull’Hiv, promuove strategie di prevenzione, eliminazione della stigmatizzazione e della discriminazione, formazione per dotare le chiese di strumenti capaci di combattere efficacemente i contagi, counseling e altre iniziative. Collabora con Adra (Agenzia Avventista per lo Sviluppo e il Soccorso) in diversi progetti per aiutare le persone sieropositive e malate, tra cui attività lavorative che generano reddito, formazione sull’Hiv, orticoltura, corsi di alimentazione, assistenza agli orfani, contenimento degli effetti della malattia e altri ancora.

Una delle partnership Adra-Aaim riguarda la preparazione di formatori sull’Aids (Hiv-Tot). Il progetto, iniziato nel 2004, è finanziato dal Swedish Mission Council e ha l’obiettivo di creare una consapevolezza sulla malattia e su cosa si può fare per le persone contagiate, usando consulenti volontari appositamente formati. I Paesi che hanno beneficiato di questa iniziativa sono Zimbabwe, Sudafrica, Ruanda, Tanzania e Kenya. Il progetto doveva durare 3 anni, ma per i risultati ottenuti è attivo ancora oggi in Malawi, Namibia, Lesotho e Swaziland. Più di 500.000 persone sono state aiutate direttamente. Molti hanno confessato che, se non fosse stato per il programma Hiv-Tot, sarebbero ormai morti.

È triste che in molti Paesi, sottosviluppati e non, l’Aids sia considerata una malattia dei poveri. Alcune donne sono costrette a prostituirsi per sopravvivere. Una di loro ha condensato la sua strategia di sopravvivenza in una frase: “Preferisco morire di Aids che di fame”. Sembra assurdo, eppure ha senso. Mediamente una persona può morire di fame in 50 giorni o poco più. Per quanto riguarda l’Aids, occorrono in media 2-3 anni prima che la malattia si manifesti dal momento del contagio e altri 3-5 anni prima di morire, a meno che non si assumano farmaci. Si muore prima di fame che di Aids.

A Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, Safi Bakano, coordinatore Aaim, ha intrapreso un programma per aiutare le donne a lasciare la strada e guadagnarsi da vivere imparando a cucire. 27 giovani sieropositive hanno iniziato un corso di cucito e stilista durato sei mesi. Hanno imparato un mestiere e tutte le partecipanti che prima si prostituivano hanno smesso. Ad alcune l’attività di sarta è andata così bene da riuscire ad acquistare una macchina da cucire propria e ad aprire un negozio di abbigliamento. Le chiese avventiste nelle zone in cui si sono tenuti i corsi sono state molto accoglienti e quattro persone hanno chiesto il battesimo.

Diverse donne non vedono bene, a causa di povertà, cattiva alimentazione e diversi altri fattori, tanto da non riuscire a cucire i vestiti e a ricamare. Aaim ha così chiesto occhiali nuovi o usati, purché in buone condizioni, tramite un gruppo di optometristi avventisti negli Stati Uniti. A febbraio 2017, gli occhiali sono stati distribuiti alle signore che ne avevano bisogno e ora possono lavorare meglio. La loro gioia è grande anche perché possono di nuovo leggere la Bibbia. Un gesto semplice, che ha significato molto nella loro vita.

(Foto: Alexis Llaguno)